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“The Prom”: dal musical di Broadway a Netflix, i diritti LGBT sono serviti in chiave spettacolare

Dall’11 dicembre su Netflix, “The Prom” è l’adattamento cinematografico del celebre musical in due atti di Broadway che ha ottenuto sette nomination ai Tony Awards e goduto di oltre trecento repliche in due anni. Dallo sforzo teatrale collettivo di Chad Beguelin, Bob Martin e Matthew Sklar del 2016, Ryan Murphy – originario dell’Indiana e creatore anche della serie televisiva “Glee” – ha tentato la trasposizione del musical sul piccolo schermo, avvalendosi delle interpretazioni di grandi del cinema come una magnifica Maryl Streep, Nicole Kidman, James Corden e Andrew Rannells.

Dee Dee e Barry fanno parte delle star del nuovo spettacolo di Broadway “Eleanor!”, dedicato alla ex Frist Lady e attivista Eleanor Roosvelt. La pluripremiata diva – anche se ormai verso il tramonto della sua carriera – Dee Dee Allen (Maryl Streep) ne interpreta la protagonista, affiancata dalla co-star Barry Glickman (James Corden). Lo spettacolo viene letteralmente stroncato dalla feroce critica newyorkese, e il duo accusato di narcisismo. Intanto fa notizia la storia di Emma Nolan di Edgewater, cittadina dell’indiana in cui il tradizionale ballo di fine anno viene annullato dal consiglio dei genitori, perché la ragazza vuole invitare la fidanzata. Il duo decide quindi che non esiste modo migliore per smentire le accuse di narcisismo se non quello di combattere per una giusta causa sociale sostenendo i diritti LGBT e la storia di Emma Nolan (Jo Ellen Pellman) in uno Stato tanto refrattario come quello del Midwest. I due, affiancati da altre due stelle di Broadway in declino, Angie Dickinson (Nicole Kidman) e Trent Olivier (Andrew Rannells), intraprenderanno il viaggio dritti verso la loro destinazione: la James Madison High School.

Se in linea di massima, il messaggio che si lancia è degno di lode, talvolta questo potrebbe apparire come trattato con un’eccessiva spettacolarizzazione ricca di stereotipi e semplificazioni. La stessa matrice di “Glee” è particolarmente evidente dietro alle ambientazioni studentesche e ai colori brillanti extra-saturi, a questo proposito il viola e l’azzurro regnano incontrastati, nonché alle dinamiche adolescenziali – ma del resto il titolo fa riferimento ad un ballo scolastico di fine anno. Quanto al monito, una chiara frecciata è lanciata allo Stato dell’Indiana, patria dello stesso regista e simbolo di un’America ancora troppo bigotta e ipocrita, anche perché i fatti reali che hanno ispirato il musical e quindi il film sono avvenuti in Mississippi. In una delle diciannove canzoni della pellicola (due in più dell’acclamato musical) l’accusa è particolarmente tagliente, ma può non stupire se si pensa che è rivolta al luogo in cui Mike Pence è stato eletto governatore e in cui pochi giorni fa è stata eseguita la pena di morte del più giovane condannato degli ultimi settant’anni.

Chiara Fedeli

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