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“The Staggering Girl”. Tra moda e videoarte, Guadagnino torna in una sognante Italia

Presentato nel maggio 2019 a Cannes nella Quinzaine des Réalizateurs, The Staggering Girl di Luca Guadagnino è un affascinante prodotto a metà tra lo spot di moda – cosa di certo non nuova fra i suoi lavori commerciali – e il rosselliniano, ma a tratti anche felliniano, viaggio onirico in Italia. Protagonista è la sbalorditiva e barcollante (da qui l’uso del termine anglofono ambivalente) Julianne Moore, scrittrice protagonista del racconto, che divide la propria identità sullo schermo con la sua controparte giovanile, l’attrice Camilla Martellino.

La donna, italo-americana, intenta nella stesura di un’autobiografia, ci porta con sé in questo viaggio che non sembra avere una collocazione precisa né nel tempo né sotto l’aspetto reale/immaginario, ma di certo fa la spola tra New York e Roma, dove la madre (Marthe Keller) di origini tedesche vive in condizioni di disagio, nella sua vecchia casa d’infanzia, a causa di una disabilità. Nel mediometraggio all’attore Kyle MacLachlan, feticcio/totem lynchano, Luca Guadagnino affida la bellezza di tre ruoli diversi, quasi impossibili da distinguere: un Angelo di nome e di fatto, Matteo e Bruno, un amante distante e una sorta di badante chic. Il regista siculo non rinuncia neanche a riutilizzare attori italiani, seppur per piccole apparizioni, con cui ha già lavorato benissimo nel suo viscontiano Io sono l’amore – Edoardo Gabbriellini e Alba Rohrwacher.

Le situazioni che vengono narrate sono così poco palpabili, ma così piacevoli che si respira un ritorno di Guadagnino alla sperimentazione videoartistica dei primi lavori, incluso soprattutto il primo lungometraggio, The Protagonists. Guadagnino è uno spirito libero, seppur stranissimo, nel panorama del cinema internazionale, quindi può permettersi sovente di fare – come in A Bigger Splash – dell’esplicito citazionismo cinefilo, cosa che invece altri si concedono con molta più timidezza e stucchevole ossequiosità. Tornando al citato Fellini, viene in mente per forza di cose Otto e 1/2, ma anche La città delle donne; ma forti sono anche le atmosfere alleniane-bergmaniane, a partire dallo stile del font nei credits e passando per l’incipit, che sembra riprendere proprio un’idea specifica da Un’altra donna con Gena Rowlands, Ian Holm e Mia Farrow. Il film è stato reso disponibile per la visione on demand di recente su Mubi.com, ma non in tutti i paesi.

Furio Spinosi

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