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“The Umbrella Academy”. Con la seconda stagione, la serie must-watch cresce in profondità e complessità

Ogni concezione temporale viene sfidato in The Umbrella Academy, la serie televisiva ispirata all’omonima graphic novel che costruisce la sua timeline intrecciando diversi piani di tempo e di spazio, in un viaggio oltre l’ordinario. Proprio il tempo cronologico è il protagonista indiscusso delle due stagioni della serie, dato che esso viene affrontato, rievocato e manipolato, nelle corse all’ultimo minuto, nei flashback dell’infanzia dei personaggi, e attraverso continui andirivieni. La questione cronologica è affrontata in modi diversi dai supereroi della famiglia Hargreeves, sette ragazzi nati il 1° ottobre del 1989 che hanno in comune una nascita assurda – e un destino non da meno – dato che le loro madri, all’inizio di quel giorno, non erano incinte. Non ci vuole molto affinché lo spettatore scopra che i ragazzi hanno dei poteri sovrannaturali e che Reginald Hargreeves, il burbero scienziato che li ha adottati, ha fondato l’accademia proprio per insegnare loro come gestire quegli stessi poteri che, a volte, potrebbero rivelare un lato oscuro e difficile.

I ragazzi, però, non vengono mai presi troppo sul serio nella loro eroicità: la sfumatura comica – che sfocia nel grottesco – è una costante nelle vicissitudini della famiglia Hargreeves, tanto che questa caratteristica trasporta il tutto in un genere che va oltre la pura fantascienza, così il mondo di The Umbrella Academy risulta allo spettatore tanto convincente quanto strampalato. Se in una visione d’insieme, il gruppo ci appare già stravagante di suo è poi l’excursus di ogni personaggio a rivelarne i lati ancora più bizzarri, ma anche tremendamente umani e profondi. La narrazione è costruita alternando al presente, che racconta il fatto, un passato più o meno recente, che ricostruisce la storia dei personaggi, parliamo di un passato che li ha visti il più delle volte trattati da veri e propri fenomeni da baraccone piuttosto che da supereroi. Proprio in questo freak show vengono affrontate anche tematiche di un certo spessore e nelle digressioni temporali si incastrano, con una certa dimestichezza narrativa, avvenimenti epocali, quali la guerra del Vietnam, l’assassinio di Kennedy, la Guerra fredda e i movimenti per i diritti civili degli anni Sessanta.

Salti temporali, scontri tra superpoteri, introspezioni e relazioni tra i personaggi si susseguono in un ritmo senza sosta, scandito e accompagnato da una scelta musicale che rifiuta il solo ruolo di commento, ma che si pone in opposizione alle ambientazioni e ai momenti storici rappresentati. Questa decisione stilistica gioca di contrasto, rendendo la scena ancor più impattante e incisiva per lo spettatore e, nondimeno, aiuta a sdrammatizzare l’elevata dose di violenza di alcuni momenti, soprattutto nel corso della seconda stagione, in cui il livello di splatter cresce vertiginosamente. La dissacrante serie televisiva americana, ideata da Steve Blackman, showrunner, e ispirata all’omonimo fumetto di Gerard Way, è stata indicata come un “must-watch” dalla critica ed è disponibile su Netflix.

Chiara Fedeli

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