“The Watcher” è una delle più recenti serie Netflix uscite per il periodo di Halloween. Sembra piuttosto evidente, sin dal primo episodio, che l’intento del creatore Ryan Murphy non sia quello di creare momenti orrorifici, come ci ha abituati nel suo prodotto seriale più conosciuto, American horror story. Ciò a cui si interessano il plot e le atmosfere di “The watcher” è la tensione sociale attuale di un’intera nazione qui rappresentata non solo dalla appena trasferitasi famiglia Borghese dei Brannock, ma da tutto il suo peculiare e invadente vicinato. Nora (Naomi Watts) e Dean (Bobby Cannavale) decidono di sfuggire al caos newyorkese e prediligere, anche per il bene dei figli adolescenti, la tranquillità di una villa piuttosto antica, con una sua lunga storia alle spalle… Forse quelli che sembrano fantasmi sono solo i vicini che si intrufolano senza chiedere il permesso, diventando sempre più insidiosi.

Chi è l’Osservatore, the watcher appunto, che sin dal loro insediamento li tormenta con delle lettere minacciose? Questo è l’apparentemente semplice macguffin della serie, diretta quasi totalmente da Jennifer Lynch. La quale si è impegnata visibilmente molto di più dirigendo anche nell’altra serie thriller del momento (“Dahmer. Mostro: la storia di Jeffrey Dahmer”, sempre firmata Ryan Muprhy). Tuttavia in “The Watcher” ci regala comunque la direzione di un cast d’eccezione e molto interessante, in cui spiccano tra i vari un Cannavale scavato e dagli occhi spiritati e una Mia Farrow che appare, con grande stupore, come una parodia orrifica di sé stessa.

Il mistero di “The Watcher” è una matassa indecifrabile, quasi impossibile da sbrogliare. Fa sorridere soprattutto il fatto che la Lynch sia paradossalmente riuscita in quello che suo padre, nel suo amatissimo serial di culto Twin Peaks negli anni 90 non riuscì a fare per imposizioni del network che premeva che si svelasse l’assassino di Laura Palmer, trattandosi in questo caso di The watcher, di una fiction ispirata a dei fatti reali di cronaca tutt’oggi inspiegabili e di un caso irrisolto, Jennifer ha forse superato il padre-mentore-maestro? Se registicamente la miniserie non ha nulla di nuovo da offrire, almeno si gioca tanto sapientemente sul fare delle riflessioni metacinematografiche, che tra personaggi grotteschi e freak, detective story e inganni, rimasticano tutta una cinematografica che profuma per forza di cose di Hitchcock, Polanski e Lynch, con forse addirittura dei timidi sprazzi kubrickiani.

Dunque, è decisamente più efficace proiettare e incutere angoscie e incubi nella quotidianità della suburbia statunitense, senza bisogno di citare mai l’abusato soprannaturale. Poiché, forse, il più inquietante di tutti gli american nightmares è proprio il pater familias dell’America d’élite, che sperpera e dilapida soldi e fondi pensione, per comprare una casa maledetta che porta solo guai e tormenti. Un padre che, come nell’ultimo grande capolavoro del compianto Kubrick (Eyes wide shut), si mostra forte, il maschio alfa che provvede, ma alla fine dei conti non può altro che restare ad osservare quello che succede e conoscere sempre di meno, come lo spettatore.

Furio Spinosi