“Ti giro intorno”, il teen-drama di Sofia Alvarez, trasposizione dell’omonimo romanzo della scrittrice americana Sarah Dessen, è sbarcato sul piccolo schermo di Netflix i primi di maggio arrivando, circa un mese dopo, sulla vetta della classifica. Il film segue la scia, ormai consolidata, delle rom-com che Netflix è tornata a produrre dopo lo straordinario successo della collana romantica “Tutte le volte che ho scritto ti amo” e che, subito dopo, ha subìto una battuta d’arresto importante: pochi altri, infatti, sono stati effettivamente alla sua altezza.

“Ti giro intorno” stravolge il titolo originale del libro “Along for the Ride” e ha l’obiettivo di celebrare una ritrovata adolescenza fatta di divertimento, svago, spensieratezza e ovviamente una meravigliosa estate passata lontana dai libri della scuola, peccato che – nonostante l’impegno – il focus non viene centrato come dovrebbe.

Quella che ci viene propinato all’interno dell’ultimo film Netflix sono le ricette di un menù che ormai conosciamo a memoria e con esse ogni singolo ingrediente che le compone da decine di anni a questa parte. Ricette che apparentemente si basano sulla tradizione tecnica del coming-of-age: un filone con relativi temi ben definiti che non riescono a mutare né con il passare delle stazioni, né con le mutazioni socioculturali, se non inserendo – di tanto in tanto – qualche variazione nel colore e nella texture, ma senza tuttavia alterare in maniera sostanziale mood narrativo della sceneggiatura.

“Ti giro intorno” racconta la storia di Auden che, dopo la separazione dei suoi, decide di passare l’estate nella cittadina marittima di Colby, dove il padre vive con la sua nuova moglie. La protagonista, lontana dalla rigida madre interpretata dall’ incantevole Andie MacDowell e dalle abitudini di sempre, pensa di poter finalmente sperimentare quella parte di sé che non aveva mai lasciato libera. Ed è proprio a Colby che Auden comincia a vivere una nuova vita: fatta di amici, relazioni interpersonali ed esperienze importanti come l’incontro con il giovane e tenebroso Eli.

Tra i due giovani inizia così un interessante gioco: far recuperare ad Auden tutte le esperienze di vita perse a causa di una madre diffidente e che teme di perderla, cercando in ogni modo di controllarla e tenerla sotto una gabbia di vetro che, finalmente, si rompe dando alla giovane la possibilità di vivere.

L’opera prima della regista Sofia Alvarez non aggiunge nulla al mercato – particolarmente saturo – delle commedie romantiche adolescenziali. Per tutto il film, lo spettatore assiste al classico percorso di crescita di un’adolescente alle prese con l’esplorazione dei propri sentimenti e di nuove esperienze. Tutto questo fa di “Ti giro intorno” un prodotto multimediale scontato, scialbo e piatto che si appoggia al già visto. Il film è un mix perfettamente accomodante e non impegnativo di leggerezza, spensieratezza, romanticismo ed emozioni. Interessante la scelta musicale, tendenzialmente indie, e una fotografia basata su una palette color che evolve con la crescita emotiva della protagonista.

Flavia Arcangeli