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Truffati dalle banche ecco il vostro film: “Criminali come noi”

L’angolo di Michele Anselmi 

I truffati dalle banche italiane hanno finalmente il loro film di vendetta (o se preferite il loro “revenge movie”). Peccato che venga dall’Argentina e non l’abbia pensato un regista dei nostri. Si chiama “Criminali come noi”, esce giovedì 20 febbraio con Bim e merita di sicuro una visita. L’ha diretto Sebastián Borensztein partendo dal romanzo “La noche de la Usina” di Eduardo Sacheri, uno che sa scrivere storie perfette per il cinema, vedi “Il segreto dei suoi occhi”. Qui il tono è meno torvo e ossessivo, si ride volentieri, anche se, nella migliore tradizione della commedia, il contesto è tutt’altro che ilare, anzi piuttosto drammatico.
La collocazione temporale non è scelta a caso: il dicembre del 2001. Nei mesi precedenti l’Argentina aveva perso la fiducia degli investitori, con conseguente fuga di capitali all’estero. Così la gente cominciò a temere il peggio e a ritirare grosse somme di denaro dai propri conti correnti, convertendo pesos in dollari. Per contrastare il fenomeno, il governo, sotto la presidenza di Fernando de la Rúa, adottò una serie di misure drastiche, note come “corralito”, tese a congelare i conti bancari per dodici mesi, permettendo unicamente prelievi di piccole somme di denaro, roba da 250 pesos a settimana.
In questo contesto si iscrive la disavventura di Fermín Perlassi e dei suoi nove amici. Chi è Perlassi? Un ex calciatore coi capelli tinti che gestisce una pompa di benzina ad Alsina, cittadina argentina dimenticata da tutti. Insieme alla moglie Linda e al vecchio amico anarchico Fontana, decidono di mettere su una cooperativa agricola per coronare un antico sogno e dare lavoro a un po’ di persone. Servono però circa 250 mila dollari per acquistare vecchi silos in disuso e nuovi macchinari. Con fatica estrema, convincendo soci riluttanti, raggranellano 158 mila dollari e li depositano in banca in attesa di trovare la cifra restante. Ma la fregatura è nell’aria, proprio mentre – era il 19 dicembre 2001 – le nuove misure governative stanno per essere varate. Dal giorno alla notte perdono tutto, non solo per colpa dell’avido e disonesto direttore di banca dal quale s’erano fatti abbindolare.
Ogni riferimento a “Ocean’s Eleven” e seguiti a me pare abbastanza incongruo; semmai si potrebbe citare “La caduta dell’impero americano” del canadese Denys Arcand. Anche se qui siamo in Argentina, diverso è lo spirito, anche il clima generale del racconto paesano.
Succede infatti che il povero Fermín, rimasto pure vedovo a causa di un incidente d’auto provocato dallo stress di quei giorni, cada in depressione fonda, finché i suoi sodali, rimasti fregati come lui, non gli raccontano che un ricco avvocato del posto ha interrato in mezzo a un boschetto circondato da mucche una gigantesca cassaforte. Perché? E cosa custodisce quel rifugio segreto e “allarmato”?
Il titolo originale recita “La Odisea de los giles”, suppergiù “L’Odissea delle brave persone”: spesso ritenute tonte dagli affaristi cinici e senza scrupoli. Ma, come si sa, anche le formiche nel loro piccolo s’incazzano, sicché Fermín e i suoi amici metteranno a punto un piano quasi perfetto per recuperare il denaro a loro sottratto, con qualche legittimo interesse.
Maldestri ma cinefili, i vendicatori trovano in “Come rubare un milione di dollari e vivere felici” con Audrey Hepburn e Peter O’Toole l’idea giusta per annullare i micidiali sensori piazzati attorno al tesoro interrato; e intanto, tra episodi maldestri e mezzi ripensamenti, si precisa l’affettuosa solidarietà tra quei nove poveri cristi in cerca di giustizia.
Scandito da musiche blueseggianti, tutte sonorità slide, il film intreccia l’epica della vendetta al racconto buffo di una banda di soliti ignoti alle prese con telefoni cellulari, cariche di dinamite e strategie psicologiche. La ribellione dei “tonti” perviene a un epilogo sorridente che fa simpatia, sia pure tra qualche nota asprigna. Il cast è ben assortito, fitto di tipi balzani, ma certo sono le star argentine Ricardo Darín e Luis Brandoni, nei panni rispettivamente di Perlassi e Fontana, a rendere così appetitoso l’audace colpo ai danni di chi froda il prossimo pensando di farla sempre franca.

Michele Anselmi

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