La Mostra di Michele Anselmi per Cinemonitor / 1
Una voce degna di fede, comunque ben informata attorno alle cose della Biennale, mi sussurra all’orecchio che il nuovo direttore della Mostra del cinema, a partire dal 2029, sarà Carlo Chatrian: torinese, classe 1971, già timoniere dei festival di Locarno e Berlino, adesso del Museo nazionale del cinema di Torino. Crederci? Mi pare plausibile l’indiscrezione. Alberto Barbera, stabilmente al comando della Mostra dal 2012, dopo le tre edizioni di fine anni Novanta, ha ricevuto pochi mesi fa un supplemento di mandato dal presidente Pietrangelo Buttafuoco, insomma altri due anni relativi al 2027 e al 2028, poi anche per lui, oggi 76enne, verrà l’età della pensione.
Oddio, il ministro Alessandro “dandy” Giuli, che domani sera tornerà da queste parti per sancire anche fisicamente una sorta di tregua con l’ex amico Buttafuoco dopo le note polemiche sul Padiglione russo, avrebbe voluto già dal 2027 un cambio alla direzione della Mostra del cinema, ma poi le cose si sono incasinate per bene e non è stato possibile procedere con una sorta di “moral suasion”. Di sicuro non si parla più di Giulio Base, peraltro riconfermato con sostegno bipartisan al Festival di Torino. Tutte le strade portano lì, evidentemente, sotto la Mole Antonelliana, visto che anche Barbera diresse il Museo del cinema e forse non sarà del tutto estraneo alla scelta di Chatrian. Sempre che sia il governo di centrodestra, e io mi auguro di no, a gestire tutta la faccenda riguardante la Biennale post-Buttafuoco.
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Intanto qui al Lido, come ogni anno alla vigilia, fervono i lavori del cantiere, in modo che tutto sia pronto per l’inaugurazione dell’83esima edizione (2-12 settembre). Saranno Greta Scarano e Nicola Maupas i conduttori, non si può dire “madrina” e “padrino”, della serata ripresa da Rai Movie, a partire dalle 18.45, e certo ci sarà un bel daffare per i fotografi con l’arrivo sul tappeto rosso di George Clooney, destinatario del Leone d’oro alla carriera. Il sessantacinquenne attore americano è di casa alla Mostra, di riffa o di raffa viene praticamente ogni anno al Lido, ma stavolta ci sarà Laura Dern a tenere la “laudatio” ufficiale, così avvisa la Biennale, sul palco della Sala Grande, prima che parta il film d’apertura, il molto atteso “Ink” di Danny Boyle, quello di “Trainspotting”, sul mondo del giornalismo inglese. Sempre domani “La ragazza con la Leica” di Alina Marazzi, film italiano con attori tedeschi, aprirà la sezione Orizzonti. Immancabile la presenza in sala della sottosegretaria leghista Lucia Borgonzoni e di Giovanni Amoroso, presidente della Corte Costituzionale.
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Passando ad altro, sarò ripetitivo ma continuo a pensare che cinque film italiani su ventuno in concorso siano troppi, praticamente un quarto; anche i francesi a Cannes fanno qualcosa del genere, specie se ci sono di mezzo coproduzioni, ma certo la ripartizione geografica suona squilibrata, pure a voler dare una mano al nostro cinema un po’ scassato sul piano degli incassi.
Barbera sul catalogo della Mostra si chiede se il cinema possa «non smettere di essere il nostro più importante strumento di conoscenza della realtà e di noi stessi, la finestra attraverso la quale assumiamo consapevolezza degli avvenimenti più significativi della contemporaneità, filtriamo la nostra comprensione della storia, della geografia, della cronaca e della politica, ci immergiamo negli abissi del mistero che è l’essere umano e ci solleviamo dalla quotidianità nel tentativo di comprendere e rappresentare la dimensione del trascendentale che ci sovrasta». Francamente io non credo che il cinema debba servire a tutto ciò, ridimensionerei un po’ le ambizioni etico/formative, sperando che i film selezionati, alcuni di una lunghezza estenuante (penso alle 7 ore e passa del documentario su Bertolucci di Luca Guadagnino), siano semplicemente belli, non noiosi, capaci di toccare lo spettatore, farlo sorridere o commuovere e magari infine riflettere un po’.
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Infine una curiosità su Nanni Moretti: il suo ritorno alla Mostra di Venezia con “Succederà questa notte”, a 37 anni da “Palombella rossa”, allora incomprensibilmente snobbato dal direttore Guglielmo Biraghi e per fortuna recuperato dalla Settimana della critica, è naturalmente molto atteso. Per questo il regista avrebbe chiesto e ottenuto che il suo film fosse presentato al pubblico sabato sera, nel giorno considerato più importante di tutta la Mostra. A costo di qualche complicazione pratica nella messa a punto del palinsesto già deciso.
Michele Anselmi