Generazioni che cambiano, storie che si intrecciano, passione per la squadra della propria città. Tutto questo è Ultras, diretto da Francesco Lettieri e disponibile su Netflix. La storia raccontata dal regista napoletano è simile a quelle che hanno la criminalità organizzata come protagonista: Lettieri prende ispirazione da alcuni titoli diretti da Stefano Sollima, come “Romanzo Criminale – La serie”, “Gomorra – La serie” oppure la più recente pellicola di Claudio Giovannesi, La paranza dei bambini, dove la malavita si intreccia con le vicende di ragazzi che crescono senza un vero e proprio nucleo familiare.

Siamo a Napoli, città che vive e si nutre di calcio, di una passione vera per la squadra locale che viene condivisa da tanti e in modi diversi. “Ultras” ci racconta questo spaccato, partendo dalla prospettiva del protagonista Sandro (Aniello Arena) – detto il Mohicano, a quasi cinquant’anni ancora a capo della banda di ultras “Apache” – che ha voglia di cambiare vita, di vivere un’esistenza più tranquilla senza troppe preoccupazioni dopo aver incontrato una ragazza.

Il Mohicano però non è l’unico perno attorno a cui gira la storia: il suo perfetto opposto è Angelo, ragazzo più che mai complicato, che considera il gruppo degli “Apache” come la sua famiglia più autentica, a cui il personaggio di Aniello Arena fa in un certo senso da padre, indicandogli la giusta strada da seguire. È attraverso l’unione di questi due personaggi che il film cala la sua carta vincente, nel raccontare cioè come vivono la passione per il calcio due generazioni completamente differenti.

Il campo, il calcio, lo stadio sono presenze labili nel film di Lettieri. Fanno da sfondo ad una storia più vera che mai, all’analisi di tifosi di una squadra di calcio che, in un modo esagerato, ma allo stesso tempo vero, si muove come fa la criminalità organizzata durante lo svolgimento delle partite.  Il regista dimostra di saper gestire una storia non facile da trattare e di saper guidare con efficacia i propri attori. Altro elemento importante sono le musiche firmate dal compositore partenopeo Liberato, per cui Lettieri aveva già diretto anche alcuni videoclip.

Lorenzo Olivieri