L’angolo di Michele Anselmi

Magari mi sbaglio, ma ho la sensazione che “Un piccolo favore”, da oggi nei cinema con 01-Raicinema, possa diventare la sorpresa commerciale di questo Natale. Perché è una black-comedy ingegnosa, buffa e canagliesca insieme, fitta di rovesciamenti inattesi, di annotazioni gustose. Piacerà soprattutto alle donne, ma anche i maschietti avranno di che divertirsi con l’impertinente vicenda che mette l’una contro l’altra due amiche per la pelle: così diverse nel look e così simili nei segreti che custodiscono.
Il regista Paul Feig trasporta sullo schermo il best-seller omonimo di Darcey Bell (edito da Rizzoli) prendendosi qualche libertà ma mantenendo il tono tra macabro e umoristico, e non sorprenda l’uso di tante canzoni francesi in quel contesto americano di quieta periferia: il riferimento cinefilo d’obbligo, del resto direttamente ammesso, è “I diabolici” di Clouzot. Poi, volendo, si possono tirare in ballo “L’amore bugiardo”, “La ragazza del treno”, pure “50 sfumature di grigio” o il mitico “Che fine ha fatto Baby Jane?”: ma direi che Feig sfotticchi più che citare, esagerando volentieri.
Il piccolo favore del titolo? La bionda, statuaria e fashionist Emily chiede alla piccola, formosetta e molto “nerd” Stephanie di occuparsi per qualche ora del figlio Nicky, dovendo ella fare un viaggio d’affari. La vedova Stephanie è una mamma “vlogger”, reclamizza in rete i suoi biscotti e le sue ricette casalinghe, non sarà un problema far giocare insieme per qualche ora i due ragazzini.
Solo che Emily sembra scomparsa nel nulla, non ha mai preso l’aereo per Miami, dove era attesa per una riunione, e anche l’affettuoso marito Sean sembra cadere dalle nuvole. Che cosa c’è sotto la sparizione della giovane donna? E perché Stephanie, sulle prime affranta e turbata, comincia a guardare con occhi meno innocenti al marito dell’altra?
Impastato come una commedia maliziosa nella quale nessuno è come appare, anche perché una fitta coltre di cinismo avvolge il mistero e il sesso fa il resto, “Il piccolo favore” gioca le sue carte migliori nell’incontro-scontro tra le due donne incarnate magnificamente da Anna Kendrick (Stephanie) e Blake Lively (Emily). La prima teorizza che “i segreti sono come la margarina, facili da spalmare, dannosi per il cuore”, e presto scopriremo che dietro la casalinga maldestra si cela un bizzarro passato coniugale; la seconda, quasi l’epitome della “dark lady”, anzi della “femme fatale”, beve un po’ troppo e fulmina l’amica perché indossa un foulard di Hermès su una maglietta di Gap.
Nel succedersi degli eventi, anche criminosi, Feig mette a fuoco una trama che spiazza di continuo lo spettatore, sin troppo, giocando su assenze e presenze, blandizie e minacce, e naturalmente quando si scopre che c’è una favolosa polizza d’assicurazione di mezzo…
È soprattutto Anna Kendrick, magnifica nella versione originale in inglese, pure dotata di un certo sex-appeal, a condurre il ballo, non fosse altro perché è in lei che il pubblico tende a riconoscersi: pasticciona e fragile, all’occorrenza scaltra nell’usare il suo “vlog”, che diventa quasi una sorta di io narrante.

Michele Anselmi