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Un tragico parto in diretta, la ricostruzione di una donna: “Pieces of a Woman” (Netflix)

L’angolo di Michele Anselmi

Nel vuoto delle uscite cinematografiche causa chiusura sale, mentre Netflix annuncia 71 film nel 2021 tra prodotti in casa e acquistati, arriva sulla medesima piattaforma il notevole “Pieces of a Woman”, diciamo “pezzi di una donna”, che era in concorso a Venezia 2020 e ha donato alla protagonista Vanessa Kirby la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile. Avvertenza. Trattasi di film tosto, parecchio crudo, che non si vede proprio a cuor leggero, sicuramente controverso, ma degno di nota.
Il copione porta la firma di Kata Wéber, moglie del regista magiaro Kornél Mandruczó, di solito invitato a Cannes. Una dolorosa esperienza personale vissuta dalla coppia, si legge sul catalogo della Mostra, viene riversata nella storia di Martha Weiss e Sean Carson, in una Boston grigia, fredda e piovosa. Lei, bella, elegante e incinta di nove mesi, viene da una ricca famiglia ebrea, lui è un rude capocantiere di origine ungherese che costruisce ponti, ma le differenze di classe non paiono pesare.
Decisa testardamente a partorire in casa, Martha è raggiunta nel gran giorno da un’ostetrica che sembra brava ed esperta, ma qualcosa va storto nel lungo travaglio ricostruito dal film a distanza ravvicinata, con un realismo impressionante (qualcuno è uscito dalla sala): mezz’ora di sofferenze, spinte, urla, conati, tensioni, vaniloqui, fino alla tragica conclusione in qualche modo annusata dallo spettatore.
Titoli di testa. Subito dopo la fotografia di una devastazione coniugale. Martha, come inebetita e schiantata, si nega a ogni tenerezza sessuale; Sean, esasperato, la tradisce con l’avvocata di famiglia chiamata a intentare la causa pensale contro l’ostetrica forse innocente; la madre ricca, con una storia tragica alle spalle, pensa solo ad allontanare l’operaio dalla figlia a colpi di assegni. E intanto passa un anno: nel disamore che fa marcire tutto, piante e sentimenti. Ma alcuni semini di mela…
C’è Martin Scorsese, come produttore esecutivo, dietro “Pieces of a Woman”; e di sicuro si deve a lui la scelta di Ellen Burstyn, che fu la formidabile moglie ribelle protagonista di “Alice non abita più qui” (1974), nel ruolo della vecchia madre invadente ma non irragionevole.
“Una perdita sfugge alla nostra comprensione o al nostro controllo, ma porta con sé la capacità di rinascere” scrive il regista. Purtroppo il film, in bilico tra psicodramma cupo e affondi sgradevoli, appare a tratti un po’ squilibrato nelle sue parti, e non si spiega l’uso della musica tonante di Howard Shore spalmata su tutto. Tuttavia lo sguardo sullo strazio di Martha è toccante, anche nelle conclusioni processuali, e certo Mandruczó ha trovato nella 32enne inglese Vanessa Kirby, che fu la principessa Margaret nelle prime due serie di “The Crown”, un’interprete capace di consegnarsi anima e corpo a quel ruolo.
Qualcuno stenterà invece a riconoscere Shia LaBeouf, barbone, felpe e giacconi a scacchi, nei panni di Sean: in fondo il vero perdente di tutta la faccenda, il maschio “estraneo” a quel mondo, per ragioni di classe, sin dall’inizio.

Michele Anselmi

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