L’angolo di Michele Anselmi

M’ero perso “Una relazione” alle Giornate veneziane degli autori e l’ho recuperato adesso su Amazon Prime Video. Francamente? C’è un solo motivo di interesse per vederlo: l’ultima prova del povero Libero De Rienzo, trovato morto il 15 luglio scorso, a 44 anni, in seguito “ad un arresto cardiorespiratorio per intossicazione acuta da eroina” (così hanno stabilito le indagini chiuse una settimana fa). L’attore napoletano vi compare in ruolo secondario ma non minore, nel senso che il suo personaggio, quasi una sorta di narratore laterale e attento, racchiude lo sguardo dell’amico sulla coppia che si sta sfaldando sotto i suoi occhi.
Il film, tratto dal romanzo omonimo che il regista Stefano Sardo ha scritto a quattro mani con Valentina Gaia (il libro di Carlo Cassola non c’entra), è la cronaca di una manciata di giorni, con tanto di didascalie che registrano il passare del tempo. Forse sapete di che cosa si parla.
Siamo a Roma. Il musicista Tommaso e l’attrice Alice vivono insieme da tre lustri, a parte una breve pausa. Facendo un mutuo, hanno acquistato una casa accogliente, un attico con terrazzo, ma qualcosa non va più. Infatti convocano gli amici più cari per una cena e comunicano, nella sorpresa generale, che hanno deciso di lasciarsi. Ma lentamente, con una certa gradualità: non solo perché prima c’è da vendere l’appartamento per poi trovare sistemazioni separate, soprattutto per conservare un rapporto di amicizia e non chiudere la loro relazione nel rancore e nel rimpianto.
Pare facile. Infatti, tutto si complica nelle settimane a seguire: tra mezzi tradimenti, ritorni di fiamma, infezioni sessuali da clamidia, scenate e abbracci, amici incasinati quanto i due, discorsi a ruota libera, canzoni per colonne sonore e spot imbarazzanti.
Tommaso e Alice sono incarnati da Guido Caprino ed Elena Radonicich, bravi attori per carità, ma qui, si direbbe, prigionieri di dialoghi che vorrebbero suonare presi dalla vita e invece appaiono – al sottoscritto, s’intende – solo artificiosi e un po’ gné-gné. Il tema dell’eterno mollarsi non è nuovo per il cinema italiano, penso, solo per dirne due, a film come “Un amore” di Gianluca Maria Tavarelli e “Dieci inverni” di Valerio Mieli; ma Sardo, nella vita anche musicista nonché scrittore e sceneggiatore, produttore, pure presidente dell’associazione “100autori”, in questo suo primo lungometraggio di finzione inietta un pizzico di commedia generazionale nel dissezionare quella specie di amore agli sgoccioli.
E qui entra in campo Libero De Rienzo, nei panni di Luca, l’amico un po’ goffo ma arguto e ironico, sfortunato con le donne, premuroso al punto da occuparsi della vendita della casa per alleviare le pene dei due. Il suo è un punto di vista gentile, non tanto per le battute che gli vengono attribuite, ma per la malinconia bonomia che l’attore scomparso trasferisce (voce e gesti) nel ritratto di questo quarantenne irrisolto, buono e perplesso insieme. Peccato che sia finita così.

Michele Anselmi