La Mostra di Michele Anselmi per Cinemonitor / 16
La promozione in concorso ci sta, sul risultato, ai fini dei premi, non giurerei. Paolo Strippoli, da Corato di Puglia, classe 1993, l’anno scorso era piaciuto qui al Lido, fuori concorso, con l’allarmante “La valle dei sorrisi”, sicché il direttore Alberto Barbera deve aver pensato che valesse la pena inserire questo nuovo “L’estranea” nella nutrita pattuglia italiana che concorre al Leone d’oro (cinque titoli su ventuno). Siamo sempre in zona horror, ma con ambizioni d’autore, più alte, diciamo, per schematizzare, tra Amenábar e Shyamalan, ma con una forte connotazione italiana nei temi e le ambientazioni.
L’estranea del titolo è una donna piuttosto misteriosa e cinica, che prevede il futuro dicendo cose spaventose con caustica levità. Un po’ Satana e un po’ Falciatrice, indossa un impermeabile elegante, ha il viso e la voce di Valeria Bruni Tedeschi. Anna, la protagonista incarnata da Jasmine Trinca (sì, ancora lei, dopo “Succederà questa notte”), la incontra nella cappella di un ospedale, dove la figlia Alice, ancora piccola, rischia di perdere una gamba per il morso di un cane amatissimo. Non succederà, per fortuna, ma il futuro della facoltosa famiglia Colonna, a partire dalla condizione umana del figlio maschio Tobia, non sarà sorridente e liliale, bensì funestato da tracolli, bullismi, vergogne, lutti. Al punto che Anna, come a voler riaprire i giochi della profezia, nel 2026 andrà a trovare la figlia Alice da anni trasferitasi a Roma, felicemente lesbica.
La filastrocca apotropaica più volte ripetuta dice: «Respira forte, respira piano, se chiudi gli occhi il male è lontano»; ma domanda cruciale posta dal film sembra essere un’altra: c’è un modo per poter sconfiggere la spaventosa casualità dell’esperienza umana?
Diviso in quattro capitoli più un epilogo, “L’estranea” parte dall’oggi, sotto una pioggia scrosciante che promette sfracelli nella Capitale, per zompare subito al 2000 in quel di Bari, dove i Colonna aprono un negozio di abiti alla moda. Villa, piscina, amici potenti, soldi, l’invidia sociale: la foto di famiglia sul manifesto racconta l’apice del successo, ma a poco a poco l’immagine felice sarà demolita dagli eventi (occhio però alla sequenza finale, qualcosa muta in quello scatto).
Naturalmente Strippoli e il suo cosceneggiatore Salvatore De Chirico non hanno scelto a caso la canzone “Nessuno” dei Baustelle, dove, complice una voce che arieggia Fabrizio De André, sentiamo scandire: «Non credo alla Bibbia, mi chiedo perché / Dovrei consultarla: offende gli dei / Non prego la chiesa, il fetore che fa /Non credo nel cielo e nemmeno all’inferno». La litania in forma di invettiva s’intona al clima generale del racconto, sempre più allucinato e perverso: tutto sembra deragliare, nessuno si salva, se non Alice scappata da Bari per vivere a Roma, e proprio lì, come si diceva, la raggiunge l’invecchiata madre con una strana valigetta…
Un tempo ero esperto del ramo, ma oggi fatico a prendere sul serio l’horror, sia pure di qualità: seguo la storia ma vedo subito l’artificio. Strippoli si diverte a sfotticchiare Daniele Luchetti e i suoi spot per la Barilla e a fustigare una certa borghesia pugliese tronfia e arricchita. Ma poi, tra vetri incrinati, rumori sinistri, acqua rossa e nera che esce dagli scarichi dai lavandini, mentre l’Apocalisse climatica incombe su Roma, tutto prende la via dell’esagerazione fosca, a suo modo metaforica o presunta tale.
Di Trinca e Bruni Tedeschi s’è detto, e vai a sapere se i loro personaggi in fondo non siano le due facce di una stessa medaglia (non si capisce); nel cast anche Adriano Giannini e Romana Maggiora Vergano nei ruoli del padre e della figlia. Di sicuro Strippoli sa “girare”, come si diceva un tempo, nel senso che guida bene gli attori e non costruisce sequenze banali, ma fatico a dargli credito quando scrive: «Il mio film è una saga familiare e un thriller psicologico. Ma soprattutto è una tragedia, nella sua definizione aristotelica: un racconto che suscita pietà e terrore per condurre lo spettatore alla catarsi».
Il film uscirà nelle sale l’8 ottobre, come gli altri quattro in concorso distribuito da 01 – Rai Cinema.
Michele Anselmi