L’angolo di Michele Anselmi 

Mentre un supereroe americano dal volto umano, cioè “Spider Man”, sta facendo sfracelli al botteghino (11 milioni e passa di euro in cinque giorni), arrivano al cinema anche i “Supereroi” di Paolo Genovese, e non indossano tute attillate o maschere fantasiose, non custodiscono superpoteri. Sono persone normali, un uomo e una donna che si amano e tengono duro, raccontati nel corso di una ventina d’anni, attraverso un complesso andirivieni temporale, con piccoli cambiamenti fisici (barba, baffi, acconciature, occhiali, abiti) per favorire la comprensione dello spettatore.
Il regista di “Perfetti sconosciuti”, reduce da una tragedia familiare che certo avrà lasciato cicatrici, ha tratto il suo nuovo film dal romanzo omonimo, sempre scritto da lui e pubblicato da Einaudi. Non so se questa pratica faccia bene, vale anche per alcuni film recenti di Robertò Andò: secondo me no (anche se qui Genovese, per scrivere la sceneggiatura, ha chiesto aiuto a Rolando Ravello e Paolo Costella).
In ogni caso, “Supereroi” esce giovedì 23 dicembre con Medusa e vedremo se saprà ritagliarsi uno spazio nell’affollato cimento natalizio. Certo il tema non è nuovo per il cinema italiano: già Gianluca Maria Tavarelli con “Un amore” e Valerio Mieli con “Dieci inverni” e “Ricordi?” hanno scandagliato le insidie del rapporto di coppia, isolando situazioni emblematiche o ricostruendo i fatti in base allo scandire del tempo. E proprio il concetto di tempo è caro al protagonista maschile di “Supereroi”, Marco, brillante professore di fisica che insegna in un’università milanese.
All’inizio degli anni Duemila, complice una pioggia scrosciante, l’uomo conobbe Anna, una disegnatrice a fumetti che di lì a poco riuscirà a farsi conoscere svelando molto di sé con “Le strisce di Drusilla”. Marco è razionale, gentile, conciliante, fedele; Anna è irrequieta, irascibile, tentennante, gelosa. Dopo qualche scossa di assestamento i due vanno a vivere insieme, immaginandosi come una coppia perfetta. Solo che, come sentiamo dire, “una coppia è perfetta se dura, altrimenti sono solo due persone che stanno insieme”. E intanto ci scorre davanti la complessa costruzione di quell’amore, tra vacanze, traslochi, affermazioni professionali, tradimenti e ritorni di fiamma, delusioni e malattie, anche gravi.
Alessandro Borghi e Jasmine Trinca sono due bravi attori, sensibili e cangianti, sicché “Supereroi” va sul sicuro nel metterli sul lettino di questa dolorosa anatomia di coppia, traendo il meglio da essi, specie in un’intensa scena in cucina che arriva al 67esimo minuto. Risulta a me più indigesto, invece, lo stile che Genovese applica alla narrazione: troppe canzoni in inglese a scandire i momenti cruciali, troppa musica drammatica spalmata su tutto, troppe frasi sentenziose e svolte traumatiche, troppe cine-citazioni, da “Perfetti sconosciuti” dello stesso Genovese al balletto di Hugh Grant in “Love Actually”.
Intendiamoci, il film è onesto, ciascuno in sala si riconoscerà in alcune strettoie emotive evocate dalla storia: più sofferta che gioiosa. Mentre si fa strada la domanda esistenziale che racchiude il dilemma: quando è che il caso diventa destino? Allo scoccare dei vent’anni non tutto sarà come prima, anzi, ma un soffio di speranza chiude il film, e certo torneranno in mente alcune delle parole dette da Marco, contraddicendo sé stesso, in una lezione di fronte agli studenti un po’ increduli: “Nulla è certo, e anche l’evento con la più bassa possibilità di presentarsi potrebbe accadere. Il tempo esiste, eccome se esiste, è che ce ne accorgiamo quando viene a mancare. Abbiatene cura”.
Ricco il cast, anche sul piano delle partecipazioni: da Greta Scarano a Vinicio Marchioni, da Linda Caridi a Elena Sofia Ricci, con la comparsata amichevole di Beppe Severgnini praticamente nel ruolo di sé stesso (un direttore).

Michele  Anselmi