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Uno strano film tedesco s’aggira per l’Italia: “Undine”. Un amore tra mito e acqua

2019 Berlin Als sie eines Tages von ihrem Freund (Jacob Matschenz) wegen einer anderen Frau verlassen wird, blüht ihr das ähnliche Schicksal wie der gleichnamigen griechischen Sagenfigur: sie muss ihren Ex umbringen und ins Wasser zurückkehren. Doch Undine wehrt sich gegen diesen Fluch. Da taucht der Industrietaucher Christoph (Franz Rogowski) auf, in den sich Undine verliebt. Die beiden verbringen eine glückliche Zeit miteinander, doch als Christoph spürt, dass Undine vor etwas davonzulaufen scheint, muss sie sich entscheiden.
L’angolo di Michele Anselmi 
Uno strano film tedesco s’aggira per le sale, immagino non tante, distribuito da Europictures. Si chiama “Undine – Un amore per sempre”, e il titolo assume un duplice significato. Si riferisce al nome del personaggio femminile protagonista, incarnato dalla brava Paula Beer, premiata alla Berlinale 2020 proprio per questa prova; e insieme al mito antico, diffuso nel folklore germanico, delle “ondine” o “undine”. Ovvero creature affini alle fate, prive di anima, simili alle sirene, quindi acquatiche: infatti abitano i fiumi, talvolta attirando gli uomini con la loro bellezza fino a farli affogare.
Il regista Christian Petzold, quelle del notevole “La scelta di Barbara”, ha una passione per i ritratti femminili, e ho la sensazione che questo suo nuovo film, 90 minuti in tutto, permeato da un’atmosfera a tratti magica e struggente, piacerà più alle donne che agli uomini, anche per il palpito romantico che l’attraversa.
Undine Wibeau è una giovane e carina storica dell’architettura che lavora, come free-lance, al Märkisches Museum di Berlino con il compito di spiegare ai visitatori gli enormi plastici raffiguranti la città nel suo sviluppo urbano dalla fondazione a oggi. Ha un fidanzato, Johannes, che la sta mollando per un’altra dopo averle promesso amore eterno. Seduti al bar, nell’incipit teso e quasi muto, lei lo guarda e sibila: “Se mi lasci dovrò ucciderti, questo lo sai”. Sarà da prendere sul serio la ragazza?
Naturalmente, nomen omen, Undine sfodera una certa dimestichezza con l’acqua, sicché il risentimento sembra passare quando incontra il soave Christoph, che fa il palombaro, aggiusta turbine in profondità e usa il ritmo di “Staying Alive” per rianimare gli affogati. È amore a prima vista. Undine e Christoph sono diversi, ma c’è qualcosa di misterioso, intenso, a suo modo mitologico, nel legame che li unisce; e l’incedere degli eventi drammatici ne rivelerà l’essenza.
Con “Undine”, spiega il regista, “non racconto un amore impossibile, danneggiato o che forse può evolversi, come nei miei film precedenti; questa volta parlo di un amore che si sviluppa e rimane”. Non è proprio così, a dirla tutta, ma certo Petzold firma un film laconico, sospeso, che non teme i tempi morti e gioca con le giravolte del destino.
Di Paula Beer, che qualcuno ricorderà in “Frantz”, s’è detto: qui sa essere dolce, enigmatica e minacciosa, come se scoprisse un po’ alla volta la propria natura di “ondina”; Franz Rogowski, già apprezzato in “Un valzer tra gli scaffali”, porta con noncuranza il vistoso labbro leporino, facendone quasi un marchio di fabbrica per i suoi personaggi scorticati, desolati, perplessi.
Michele Anselmi
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