“La storia di ‘Urania’ e della fantascienza in Italia” racconta – per la prima volta – una vicenda editoriale pionieristica, di straordinaria inventiva e di assoluta rottura, rispetto alla storia della letteratura italiana e a quello che proponeva. Ne abbiamo parlato con l’autore, Luigi Cozzi, scrittore, regista, massimo storico e saggista della sci-fi italiana.

I tuoi volumi dedicati alla storia di “Urania”, negli anni, hanno colmato un grande vuoto. Di cosa si parla, in Italia, quando si dice “fantascienza”?
Luigi Cozzi: Io mi occupo professionalmente di fantascienza, sia nel cinema che in letteratura, sin dal 1963. In precedenza ero un semplice lettore, sinceramente appassionato al genere. Dal 1963 a oggi ho lavorato con tutte le case editrici italiane specializzate nel genere, pubblicando libri, traduzioni, saggi… Ovviamente finché sono vissuto a Milano ho collaborato anche con “Urania”, frequentandone a lungo la redazione. Ho conosciuto bene la Negretti e anche il curatore Fruttero. Però mi restava sempre insoddisfatta la mia curiosità personale di sapere chi fosse quel tale Giorgio Monicelli che aveva fondato la collana curandola dal 1952 al 1961 e del quale pareva che in Mondadori non si potesse nemmeno parlare. Così tra il 1980 e il 1981 mi sono messo a svolgere una specie di inchiesta per scoprire la storia di Monicelli e della nascita della sua “Urania” e, dopo aver girato a vuoto per circa sei mesi, finalmente qualcuno mi ha suggerito di rivolgermi al fratello Mino, che era ancora vivo e faceva il giornalista qui a Roma. L’ho rintracciato, ci ho parlato e poi, l’una dopo l’altra, sono riuscito a individuare tutte le persone che avevano conosciuto Monicelli quando lavorava per la Mondadori, riuscendo a ricostruire in circa un anno di incontri e interviste la sua storia personale e lavorativa, che poi, l’ho scoperto a poco a poco e con mia grande sorpresa, si intrecciava anche con la storia della casa editrice Mondadori, ma vista dal di dentro e con molti, tanti retroscena che non mi sarei mai immaginato…ne ho ricavato addirittura due libri di oltre 600 pagine complessive, che riguardano almeno due decenni di una parte del mondo letterario ed editoriale italiano.

Allora chi era l’innominabile Giorgio Monicelli, “il Signor Fantascienza”?
LC: Giorgio Monicelli è colui che ha inventato la parola ”fantascienza” e ha fondato e diretto nel 1952 la collana “Urania” edita da Mondadori. Giorgio Monicelli era anche il fratello del regista Mario ed entrambi erano figli di Tomaso Monicelli, che negli anni Venti era stato il direttore editoriale della casa editrice creata da Arnoldo Mondadori, quest’ultimo tra l’altro aveva sposato proprio la sorella di Tomaso Monicelli. I Monicelli e i Mondadori erano dunque due famiglie imparentate e intrecciate. La madre di Giorgio Monicelli però non era la moglie di Tomaso, ma un’attrice famosa di quei tempi, con la quale Tomaso aveva una relazione. Quando da loro due era nato Giorgio, Tomaso l’aveva subito riconosciuto e poi, essendo morta prematuramente la madre del piccolo, aveva affidato il bambino alle cure della sorella, quella che era sposata con Arnoldo Mondadori, e lei l’aveva preso in casa, dove quindi Giorgio è cresciuto per anni insieme ai figli di Arnoldo Mondadori. Ovviamente, una volta diventato adulto, Giorgio Monicelli è entrato a lavorare nella casa editrice dello zio acquisito, dove però ben presto ha preferito lavorare come collaboratore esterno piuttosto che da dipendente fisso, diventandone in breve il traduttore di punta, alla pari con Elio Vittorini, e traducendo così molti libri di autori importanti quali Scott Fitzgerald, Hemingway, Steinbeck, Dos Passos, Sartre e numerosi altri. Appassionato da sempre del fantastico, dopo aver scoperto la science fiction e le pubblicazioni americane di quel tipo, fin dal 1947 Giorgio Monicelli ha cercato di importare in Italia quel nuovo genere letterario, riuscendo però solo nel 1952 a convincere finalmente Arnoldo Mondadori a varare la prima collana specializzata, “Urania”, che poi lo stesso Monicelli ha diretto fino al 1961. Ha fondato anche la principale collana concorrente, “I romanzi del cosmo” nel 1957. Monicelli ha pure ideato e impostato la prima antologia di fantascienza venduta in libreria, “Le meraviglie del possibile”, edita però da Einaudi e non più nella Medusa di Mondadori alla quale lui l’aveva destinata inizialmente. Monicelli è stato indubbiamente un intellettuale d’avanguardia, traduttore straordinario, colto e raffinatissimo, quello che oggi si definirebbe come ”un uomo di idee”, con l’unico limite di essere stato forse troppo in anticipo rispetto ai tempi nei quali è vissuto.

Se il cinema di genere italiano è stato ampiamente rivalutato da noi e soprattutto all’estero, il discorso sulla nostra letteratura fantascientifica (ma anche sulla scelta dei testi stranieri da tradurre) è ancora molto indietro. Quale pensi sia il motivo di questo distacco che continua ad esserci tra il mondo della “cultura accademica” e la fantascienza?
LC: Giorgio Monicelli, durante i quasi dieci anni in cui ha curato “Urania”, aveva iniziato a cercare di creare una generazione di scrittori italiani di fantascienza, in quanto era convinto che anche in Italia si poteva scrivere della buona fantascienza. In effetti, a partire dal 1958 su “Urania” erano usciti alcuni romanzi di autori italiani interessanti e validi, ma quando a metà del 1961 Monicelli ha abbandonato la direzione della collana, i suoi successori, Carlo Fruttero e Franco Lucentini, hanno apertamente dichiarato l’ostracismo totale nei confronti degli scrittori italiani di fantascienza. Siccome “Urania” è stata diretta da loro due fino al 1985, ciò che Monicelli aveva seminato è così andato per sempre perduto e solo con i direttori successivi la collana ha ricominciato a pubblicare opere di autori italiani. Ma intanto venti anni buoni erano stati perduti… Gli ambienti accademici hanno poi preso a interessarsi della fantascienza più o meno solo da quando si sono accorti anche del valore di un certo cinema italiano di ”genere” e quindi in ritardo, ma mi sembra che ormai stiano velocemente recuperando il tempo perduto. Comunque ci sono sempre stati intellettuali d’avanguardia che fin dal lontano 1952 hanno più volte pubblicamente manifestato il loro vivo interesse per la fantascienza, da Sergio Solmi a Oreste Del Buono, da Gillo Dorfles a Umberto Eco…

“La storia di “Urania” e della fantascienza in Italia” è un volume affascinante già dalla sua impostazione: costruito come un’inchiesta sulla figura di Giorgio Monicelli e la sua creatura, ha quasi la cadenza del giallo… Perché hai scelto di dare questa forma al libro?
LC: I miei due libri ricostruiscono la storia del ”dietro le quinte” dei primi dieci anni di esistenza della collana “Urania” di Mondadori e hanno una struttura da inchiesta quasi ”gialla’ perché l’arrivare alla scoperta della genesi di quella testata è stata per me come risolvere un giallo intricato. Quando mi ero rivolto per avere informazioni su Giorgio Monicelli dentro la Mondadori, nessuno me ne ha voluto fornire né darmi nemmeno la minima indicazione da seguire per averle, giustificandosi più o meno sempre così: ”Sa, io lavoro da anni qui dentro e quindi di Giorgio Monicelli so tutto o quasi, certo, ma non ne posso proprio parlare. Torni a farmi la stessa domanda quando sarò andato in pensione e allora le racconterò ogni cosa”. Ma dopo sei mesi di mie ricerche inutili, finalmente un giorno mi è stato suggerito a bassa voce il nome di una persona non dipendente dalla Mondadori alla quale provare a rivolgermi… l’ho rintracciata, sono andato a intervistarla e lì finalmente mi sono state fornite molte risposte e indicate altre persone alle quali rivolgermi per sapere altre cose. Il libro riporta tutte le interviste nell’ordine esatto in cui io le ho effettuate, ogni intervistato mi ha infatti suggerito i nomi delle successive persone da intervistare… è stato un po’ come svolgere un’inchiesta su un omicidio, per davvero. E così ho potuto scoprire che la causa della assoluta reticenza di tanti nel parlare era che la storia del creatore di “Urania”, Giorgio Monicelli, toccava proprio molto intimamente la famiglia stessa di Arnoldo Mondadori. Ho appreso anche diverse cose riservate, ma tutte quelle che non riguardavano strettamente la nascita di “Urania” o la letteratura in generale mi è sembrato giusto non divulgarle.

Parliamo dei materiali che compongono il volume e di come sono stati raccolti nel corso degli anni? Penso, ad esempio, ai contributi su e con Torossi, Bellomi, Beltrametti, Dalloro… Nomi che a molti lettori diranno poco, ma che sono fondamentali nell’evoluzione del genere…
LC: Quando mi sono accinto a realizzare un libro sulla storia della fantascienza in Italia, ho pianificato l’opera in due grossi volumi, uno sulla fantascienza in Italia fino al 1951, quando cioè non esistevano ancora né “Urania” né la parola stessa di fantascienza, e poi un secondo dal 1952 e da “Urania” in avanti. Il primo volume l’ho completato intorno al 1983 e l’ho ceduto ad Elara, che fino a oggi però non l’ha ancora pubblicato. Il secondo in breve si è trasformato in un volume mostruoso di quasi 2000 pagine, che allora ho suddiviso in 4 libri, tutti pubblicati prima a puntate sulla rivista “Mystero” e poi in 4 volumi editi dalla Profondo Rosso e tutti ancora disponibili. I primi due di questi quattro libri sono dedicati quasi solo a “Urania” e la Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori di Milano mi ha fatto l’onore di consigliarli caldamente ai loro utenti. Io comunque li ho intesi, oltre che come la storia di Urania e della fantascienza in Italia, anche e soprattutto come la storia culturale della nostra nazione o almeno di un campo editoriale specifico in un dato periodo ormai passato. Non mi ritengo infatti un critico letterario, ma semplicemente uno storico e infatti tutti questi testi li ho realizzati per lasciare almeno una documentazione scritta e quindi facilmente consultabile di una data epoca dell’editoria italiana, è per questo che sono andato a intervistare, tra il 1980 e il 1983, persone già anziane e che quindi poi sono morte, ma alle quali io ho rivolto tutte le domande riguardanti le loro attività durante un certo periodo precedente, affinché restasse almeno una trascrizione fedele delle loro risposte esaurienti, materiale che ho ordinato e pubblicato mettendolo a disposizione di chi in futuro volesse documentarsi su una certa epoca e su un certo settore dell’editoria italiana popolare.

Quanti sono i volumi successivi a quest’opera e cosa analizzano?
LC: I volumi finora sono quattro ed esaminano in ordine rigorosamente cronologico tutte le pubblicazioni di fantascienza uscite in Italia dal 1952 fino a circa il 1966, belle o brutte, illustrandone l’evoluzione e raccontandone la genesi e la vita lunga o breve attraverso interviste lunghe ed esaurienti con chi le ha fatte e ci ha scritto sopra. Ci sono poi tre volumi simili dedicati il primo, “Giallo Pulp”, riservato all’attività delle case editrici romane che imitavano il “Giallo Mondadori”, il secondo “KKK – Incubi sul Tevere” che racconta i quasi 1000 fascicoli venduti nelle edicole dalla casa editrice popolare fondata dal regista Marco Vicario e dalla moglie attrice Rossana Podestà, e il terzo “La storia dei ‘Racconti di Dracula’” sul paio di centinaia di romanzi horror scritti da autori italiani apparsi mensilmente nelle edicole tra la fine degli anni Cinquanta e la metà dei Settanta. Ovviamente con annessa la ricostruzione storica delle attività degli editori che hanno stampate e venduto bene quelle collane per quasi vent’anni consecutivi. Infine, adesso sto preparando, ma solo come editore, un grosso volume biografico e bibliografico su tutti gli scrittori di fantascienza le cui opere sono state pubblicate dal numero 1 al 1000 di “Urania”. In futuro è previsto un analogo secondo volume dedicato però agli scrittori pubblicati su “Urania” dal numero 1001 al 2000.