Sound & Vision

“Per sempre assenti”. Nessun’altro aggettivo potrebbe descrivere meglio il modus operandi dei Verdena, storica band alternative italiana. Il trio composto dai fratelli Alberto e Luca Ferrari e Roberta Sammarelli può permettersi sette anni d’assenza dalle scene e riuscire a mantenere lo stesso lo status di band di culto. Può anche permettersi, a sette anni dall’ultimo lavoro discografico, il doppio album “Enzkadenz”, di rilasciare un documentario visibile una e una sola volta.
In streaming sul sito web di Rockol lo stesso giorno dell’uscita del nuovo LP “Volevo Magia”, il documentario di Francesco Fei, già regista di alcuni videclip per la band bergamasca, racconta lo scorrere della quotidianeità per il trio. I musicisti, colti nella loro routine giornaliera, vengono ritratti in maniera spontanea, antidivistica e naturale dalla macchina da presa del regista. Il risultato è un’intima fotografia della dinamica produttiva della band, costantemente scissa tra vita privata e composizione nella loro sala prove. Fei indugia sui momenti personali di ognuno dei membri, riprendendo, ad esempio, Roberta e le sue tre bambine che vanno ad un parco giochi, Luca e la ragazza che vanno a trovare la nonna del batterista nella casa in cui la band si esibì per la prima volta nel 1989 oppure Alberto che gioca alla Playstation con suo figlio. Il gruppo ora si aggira per le strade della piccola città che li ospita, ora cerca di pianificare, sognando, un tour negli Stati Uniti dopo la leg europea che li vedrà impegnati nei prossimi mesi. La provincia come stato mentale, come luogo capace di stimolare la creatività accogliendo i musicisti nella sua placida tranquillità: non una prigione, ma un isolamento voluto e ricercato consapevolmente. Non l’”Emilia paranoica” cantata dai CCCP, ma un’oasi sicura incavata tra le montagne del bergamasco. I tre vivono come degli outsider all’interno della scena indipendente italiana, registrando e producendo totalmente in maniera indipendente il nuovo LP nel loro studio ad Albino. Il regista permette agli spettatori, un po’ come Peter Jackson ha fatto con i Beatles, di spiare i tre musicisti all’opera, intenti a provare i brani tratti dall’ultimo disco, tra cui spicca “Chaise Longue”, l’unico singolo uscito prima della release ufficiale. Online si vocifera che il breve documentario possa essere il primo atto di un’opera più corposa, capace ancora di più di scavare nel quotidiano della vita dei tre musicisti e i fan sperano che il lavoro di Francesco Fei sia di nuovo fruibile. Vedremo, non si può mai sapere data l’imprevedibilità che aleggia intorno alle mosse del gruppo fondato dai due fratelli Ferrari.
Quello che è certo è che la band abbia voluto regalare ai propri ascoltatori uno spaccato della loro vita di tutti i giorni, lontana da ogni tipo di clamore mediatico e stress metropolitano. Un atto di amore e fiducia che si concretizza in un’opera tanto breve quanto intensa, ideale compendio visuale di un disco uscito a sette anni di distanza dall’ultimo, un’era geologica fa per il moderno mercato musicale. Un album rimandato prima a causa della rottura del registratore a nastro che la band utilizzava per incidere, poi per la pandemia, infine per lavorare alla colonna sonora di “America Latina”, terza fatica dei fratelli D’Innocenzo. Mostrando, ancora una volta, come si possa essere realmente indipendenti nell’era della musica liquida, prendendosi tutto il tempo necessario per processare un nuovo album in studio. Imponendo al mercato i propri ritmi, non viceversa.

Gioele Barsotti