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“Vertical Conquests”, uno splendido documentario sulla Street Art

Mandrake su un’intera facciata di un palazzone di quattro piani in via Tonale 6 nel quartiere romano del Tufello. Mandrake sulla serranda del Brancaccio. Mandrake immortalato nella celebre pièce di “A me gli occhi, please”. Dalla scomparsa di Gigi Proietti, lo scorso 2 novembre, data già tristemente nota e funesta per la cultura italiana, nella città di Roma spuntano un po’ ovunque, nei luoghi più o meno cari e familiari all’attore romano, nel suo quartiere di origine, il Tufello, o in quel teatro di cui fu Direttore artistico, dal 2001 al 2007, murales che ritraggono, con un volto, a volte beffardo, a volte imponente, uno degli attori romani più versatili e rappresentativi, protetto da un immenso cappello da pescatore o avvolto dalla sua sciarpetta rigorosamente giallo-rossa. La Città Eterna ha scelto questo modo così originale e, forse, unico per celebrare Gigi Proietti: il Conte Duval, il Cavaliere nero, nell’icona cinematografica, Mandrake, appunto, “un whisky maschio senza fischio”.

E dal 13 novembre su ITunes, Chili, Google e Microsoft sarà presentato, distribuito da 102 Distribution, “Vertical Conquests” di Rosa Chiara Scaglione, un documentario sui nuovi artisti della Street Art, che quasi, quotidianamente, abbelliscono gli angoli più sconosciuti della città. Dalla Spagna Borondo, Pablo Herrero, E1000, Malabrocca e Sam3, dagli U.S.A. Gaia, dall’Italia Sten & Lex, Sbagliato, Alice, Agostino Iacurci e MP5, dalla Francia Jef Aerosol, Rero e C215, dalla Germania Mentalgassi, dall’Argentina Hyuro, dalla Cina Daleast, dal Sud Africa Faith47: la regista li riprende mentre realizzano e spiegano allo spettatore le loro opere d’arte. Ecco, allora, in lunghi piani sequenza, Borondo che, di notte, mette la pittura su vetrate rispettando la città, i suoi colori e, soprattutto, lo spettatore senza mai disturbarlo. Ecco Gaia che realizza la sua tesi visiva sul muro di un palazzone della Roma fascista spiegando contemporaneamente allo spettatore che “il riflesso delle immagini sul palazzo è uno strumento notevole per un artista e che l’edificio su cui si riflettono le cose diventa il quartiere”.

Vertical Conquests è un documentario sulla Street Art che si interroga attraverso le voci, anche fuori campo, di alcuni suoi rappresentanti sullo status quo di questa forma d’arte: “uno strumento per comunicare un messaggio, una dimensione pura d’arte, concepito come un bisogno di avere un gesto artistico nella città, un mezzo identitario”. Una riflessione che acquista anche toni internazionali con l’artista cinese Daleast: “in Cina – ci spiega – non c’è molta arte pubblica, ma solo pannelli pubblicitari”.

Questa pellicola è una perfetta osmosi tra le molte forme del linguaggio artistico: tra i simboli dell’arte antica e quella nuova, tra i monumenti dell’Urbe e le vetrate delle fermate, tra le tecniche tradizionali, rulli, pennelli, barattoli e quelle digitali, tra i Musei, Gallerie e Festival e i nuovi luoghi, come la facciata di un palazzo, dove il murales interviene ad abbellirlo e a cancellare l’orripilante scritta “Lazio Merda”. Mai in contrapposizione queste forme d’arte coesistono tra loro: oscillando tra arte classica e arte graffitara si amalgamano perfettamente tutte insieme come una opera d’arte in perenne movimento omaggiandola tutta, compresi i suoi attori.

Alessandra Alfonsi

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