L’angolo di Michele Anselmi 

Il titolo, “#IoSonoQui” scritto proprio così, evoca il disperato tormentone che il protagonista si ritrova a digitare al cellulare. Si può capirlo: dalle dolci campagne basche del sud-ovest francese il sessantenne Stéphane, cuoco benestante, divorziato, padre di due figli, è appena atterrato a Seul, pronto a incontrare la sua donna dei sogni, una certa Soo conosciuta su Instagram; ma quella non si fa trovare all’aeroporto e l’uomo, smarrito, non sa più cosa pensare.
Un po’ come succedeva a Tom Hanks in “Terminal”, anche se qui non è questione di soldi e passaporti, il francese s’arrangia a vivere in quell’avveniristico aeroscalo, per una decina di giorni o forse più, diventando suo malgrado una sorta di star mediatica, “the frenchlover”, grazie a selfie e condivisioni. E intanto Soo non si fa vedere, sicché non resta che cercarla nel cuore di Seul, nei pressi di un grattacielo sotto il quale la donna misteriosa s’era fotografata.
Diretto da Eric Lartigau, che firma anche la sceneggiatura assieme a Thomas Bidegain, “#IoSonoQui” è una commedia sullo spaesamento culturale e l’immaturità maschile costruita addosso all’uso un po’ scellerato che facciamo dei social. In questo senso Stéphane è una sorta di “modello” universale: un uomo gentile e insoddisfatto che piglia fischi per fiaschi, s’innamora di una donna di cui non sa nulla, e molla tutto nell’illusione di coronare un sogno adolescenziale, romantico, sotto una coltre di ciliegi in fiore.
Il film è onesto e prevedibile, un po’ lesso e convenzionale, venato di un ottimismo malinconico, graficamente costruito sul martellare dei messaggi telefonici (non è una novità), e certo fa simpatia quest’ometto che sa farsi volere bene dai coreani incuriositi, provando a imparare qualche parola locale.
Alain Chabat, una specie di Dustin Hoffman francese più giovane, fa di Stéphane un sessantenne sempre ilare e un po’ irresponsabile; mentre Soo è incarnata da Bae Doo-na, enigmatica e turbata al punto giusto (per lei era solo un gioco, anche fingersi pittrice). Se lo trovate in lingua originale, è meglio, la voce di Pasquale Anselmo non sta granché bene sul personaggio.
In sala da giovedì 14, distribuito da Officine Ubu.

Michele Anselmi