L’angolo di Michele Anselmi

Meno male. Il film che la commissione dell’Anica ingiustamente non aveva voluto indicare per l’Oscar in rappresentanza dell’Italia alla fine s’è imposto giustamente ai David di Donatello, edizione 66. “Volevo nascondermi” di Giorgio Diritti ha fatto il pieno di statuette, 7 su 15 candidature, e migliore scelta – secondo me – i circa1.700 giurati non avrebbero potuto fare. Il vibrante film sul pittore matto e disperatissimo Antonio Ligabue ha avuto la meglio sugli altri quattro concorrenti, che erano “Favolacce” dei fratelli D’Innocenzo, “Hammamet” di Gianni Amelio, “Le sorelle Macaluso” di Emma Dante e “Miss Marx” di Susanna Nicchiarelli. Nella cinquina comparivano per la prima volta due donne, il che fa ben sperare per il futuro; tuttavia creare una statuetta “ad hoc” per premiare la quota rosa, come pure s’era paventato, sarebbe stata una scelta dissennata che per fortuna la presidente Piera Detassis non ha compiuto.
Gli altri premi rovistando tra le 23 categorie ufficiali? Pietro Castellitto miglior regista esordiente per “I predatori”, Sophia Loren e Elio Germano migliori attori protagonisti rispettivamente per “La vita davanti a sé” e “Volevo nascondermi”, Fabrizio Bentivoglio e Matilda De Angelis migliori attori non protagonisti, entrambi per “L’incredibile storia dell’isola delle Rose”. Quanto alle sceneggiature, il David per quella originale è andato postumo al Mattia Torre di “Figli” e il David per quella non originale a Marco Pettenello e Gianni Di Gregorio di “Lontano lontano”. Diciamo che la statuetta piovuta su Loren poco ha aggiunto alla gloriosa carriera dell’attrice partenopea, mentre il premio alla regia conferito a Diritti, gran protagonista della serata avendo vinto nella categoria miglior film, è parso un di più: in questo caso avrebbe avuto senso, forse, puntare su un altro nome per diversificare i riconoscimenti.
La cerimonia in diretta su Raiuno, pilotata da Carlo Conti, con gli ospiti in presenza divisi tra il Teatro dell’Opera e gli studi “Fabrizio Frizzi”, è stata quella che è: un po’ retorica, senza guizzi particolari, con qualche assenza maleducata (Bentivoglio non s’è fatto vivo neanche da lontano pur avendo vinto una statuetta) e problemi di collegamento (Checco Zalone è apparso svogliatamente da casa ma non si sentiva nulla), l’omaggio a Ennio Morricone con l’orchestra diretta dal figlio, insomma intonata al clima di mezza ripartenza che per ora non sta dando particolari soddisfazioni sul piano degli incassi.
Di nuovo s’è parlato di “macchina dei sogni”, ma è il minimo sindacale in queste occasioni di auto-incensamento. Pierfrancesco Favino ha chiesto energicamente al ministro Dario Franceschini, il quale con l’età sembra sempre più assomigliare a Nanni Moretti, di introdurre a scuola, tra le materie di studio, l’insegnamento di cinema e teatro, e vabbè. La timoniera Detassis, definita addirittura “rivoluzionaria” da Valerio Mastandrea, ha ricordato che “i David sono la casa del cinema, anche se ogni tanto qualcuno scappa di casa”: il riferimento era a Gabriele Muccino, che s’è dimesso polemicamente dalla giuria, sentendosi poco apprezzato.
Naturalmente tutti erano molto emozionati, specie le donne: Laura Pausini nel cantare per l’ennesima volta il suo brano “Io sì” da “La vita davanti a sé”, Sophia Loren in blu nel ritirare con uncerto affanno il suo settimo David sempre per “La vita davanti a sé”, Sandra Milo in rosso nell’impugnare il suo sospirato David alla carriera, Monica Bellucci nel collegarsi da Sofia, dove sta girando un film, stavolta non conciata da befana come aveva fatto in mattinata per l’incontro al Quirinale. Diego Abatantuono, altro David speciale, ha ripetuto la medesima battuta detta poche ore prima, e cioè “meglio prendere i premi che non prenderli”; quanto Castellitto jr, il miracolato del cinema italiano, stavolta s’è tenuto rispetto ai suoi standard espressivi, salutando mamma e papà e teorizzando che “i premi fanno piacere, le sconfitte fanno creare” (?).
La cronaca registra una standing ovation chiamata da Conti per la dodicenne Emma Torre, figlia dello scomparso Mattia, salita con la mamma sul palco per ritirare il premio: in effetti è apparsa la più brava e naturale in scena.
Il tutto è durato due ore, e ci si continua a chiedere se abbia senso mandare in prima serata su Raiuno cerimonie del genere, per lo più punteggiate da ringraziamenti spesso neanche preparati, sapendo tutti che gli ascolti saranno bassini. Ma è anche vero che il ministero della Cultura, invitato ad aprire le danze, generosamente sovvenziona e che Rai Cinema la fa un po’ da padrona per ovvi motivi.

Michele Anselmi