Sicuramente qualche critico o giornalista di cinema, nel vedere “Waiting for Ken Loach”, si sarà rispecchiato nei giovani occhi sognanti dei ragazzi pugliesi che, per la prima volta, si accostano al cinema, a capolavori come “La passione di Giovanna d’Arco” o kolossal come “Ben-Hur”. Perché il documentario diretto da Simone Amendola è una dichiarazione d’amore per il cinema e, soprattutto, per la cultura.

Presentato nella sezione “Giornate degli Autori” alla 83° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica e realizzato in collaborazione con il Piano Nazionale Cinema Immagini per la Scuola, il film è ambientato nel piccolo paese di Mesagne, meglio noto alla cronaca nera come “la Capitale della Sacra Corona Unita”. “Waiting for Ken Loach” è il progetto-sogno di Floriana Pinto, insegnante e appassionata di cinema che coinvolge i suoi allievi, appena adolescenti, nella realizzazione di un cortometraggio finalizzato a sensibilizzare le istituzioni locali per l’apertura di una sala cinematografica, di cui il posto era ancora sprovvisto.

Certo, la trama non è nuova e sembra ispirarsi a “Nuovo Cinema Paradiso” di Giuseppe Tornatore – del resto i riferimenti a note pellicole cinematografiche non mancano, ben chiari sin dalle prime sequenze con quella panoramica sulla periferia. Il film si presenta di per sé come un omaggio al cinema, in particolare di quello civile e impegnato di Ken Loach, per l’appunto. La favola di questi giovani ragazzi pugliesi si intreccia con le problematiche sociali del territorio proponendosi come film di denuncia e di lotta contro le Mafie. Anche per questo meriterebbe un premio a Venezia.

Per chi ama il cinema.

Alessandra Alfonsi