L’angolo di Michele Anselmi

Se vi piace la presa diretta che si sente, non quella estenuante della serie “La vita bugiarda degli adulti”, sempre su Netflix c’è da vedere in inglese coi sottotitoli il film “The Pale Blue Eye – I delitti di West Point” di Scott Cooper, starring Christian Bale, pure coproduttore. Io lo raccomando caldamente. Alla base c’è un romanzo di Louis Bayard che il regista di “Crazy Heart” e “Hostiles” ha ritoccato per la piattaforma digitale, anche se non avrebbe sfigurato al cinema: per valori formali, prova degli attori e intrigo giallo.
Qualcuno dei meno giovani ricorderà uno straordinario episodio di “Colombo” intitolato “Alle prime luci dell’alba”, 1974, nel quale lo stazzonato poliziotto investigava su uno strano omicidio avvenuto in un’Accademia militare a un passo dalla chiusura. Contesto perfetto per un’indagine. Qualcosa del genere avviene nel film di Cooper.
Siamo nell’inverno del 1830, a West Point, nelle “highlands” boschive, dopo un cadetto viene trovato impiccato a un albero ma coi piedi che toccano terra. Suicidio? Parrebbe di sì. Ma qualcosa non torna. Anche perché, dopo essere stato trasportato in infermeria, il cadavere di Leroy Fry risulta mancante del cuore, asportato con cura da qualcuno perché non fosse danneggiato.
Il mistero è fitto, da risolvere subito, sicché viene ingaggiato un detective cinquantenne, famoso per aver risolto casi complicati a New York, trasferitosi in un cottage da quelle parti. Augustus Landor (accento sulla o del cognome) è vedovo, la figlia amatissima è scappata di casa senza lasciare tracce, l’incarico lo toglierà per un po’ alla solitudine. Osservatore acuto e brillante deduttivo, l’uomo è un Colombo ante-litteram, certo meno burlone, anzi piuttosto cupo: lunga barba, cicatrice sotto un occhio, il cappello a cilindro corto che ha visto tempi migliori, un cappotto consunto a doppio petto (però va a letto con una barista).
Il titolo italiano recita “I delitti di West Point”, al plurale, infatti un secondo cadetto verrà trovato impiccato, senza il cuore, stavolta pure castrato. L’affare si complica, a Landor non resta che farsi aiutare da uno strano cadetto irriso dai compagni, un certo Edgar A. Poe, che sfodera fiuto e intelligenza, pur parlando sempre di morti (il futuro scrittore di “Ligeia” frequentò davvero West Point in quei mesi).
Tra citazioni da John Suckling e James Fenimore Cooper, distese nevose, interni al lume di candela e corpi raggelati, “The Pale Blue Eye” gioca molto con l’atmosfera livida e fosca, evocando occultismo e caccia alle streghe, sintomi da “mal caduco” e congiure di famiglia. Ne esce un film interessante, qualcosa di più di un “divertissement” in costume, nel far confluire un certo spirito antimilitarista oltre che un discorso sull’amore, il sacrificio e la violenza.
“Con la dovuta pazienza un sospettato finisce con l’interrogarsi da solo” teorizza Landor, non sospettando che il giovane apprendista Poe alla fine si rivelerà più intuitivo di lui. Christian Bale e Harry Melling sono i due perfetti protagonisti, circondati da un cast affollato nel quale si distinguono Gillian Armstrong, Timothy Spall, Toby Jones, Lucy Boyton, Charlotte Gainsbourg, Robert Duvall e parecchi altri.
PS. Siccome il caso sfodera una doppia soluzione, consiglio allo spettatore di avere pazienza e non fermarsi alle apparenze.

Michele Anselmi