Le proporzioni da kolossal quasi biblico della pellicola realizzata da Zack Snyder, già regista dei precedenti capitoli “Man of Steel – L’uomo d’acciaio” e “Batman v. Superman – Dawn of Justice”, e mai pubblicata nella sua versione ufficiale fino ad oggi, sono a dir poco insostenibili. Ciò, a prima occhiata anche da parte dei meno avvezzi al genere, sembrerebbe essere il più grande problema di quest’opera presentata ora da HBO Max nel suo inconsueto formato a 4:3 che fa tanto vecchia Hollywood. Sotto la lussuosa superficie cool, come spesso accade in questi prodotti in cui la priorità e il fine assoluto sono lo spettacolo e il tasso di godibilità pirotecnica, risiedono problemi ben più gravosi sull’impianto drammaturgico.

Se nei primi due capitoli, giganteschi anch’essi, il lavoro sembrava molto più solido, o quantomeno centrato, nelle premesse e idee proposte, qui in nome di quello spettacolo si va a perdere molto del fascino che poteva suscitare una storia atavicamente “deo riferita” in cui il più celebre dei supereroi, Kal-El venuto dalla civiltà aliena di Krypton e inizialmente inconsapevole quasi come un Edipo re, inizia a mostrare seriamente il suo lato oscuro, forse a causa di Darkseid… Forse è in realtà un doppelgänger di Superman di nero vestito, visto che nel precedente capitolo moriva sacrificandosi in nome della salvezza di un popolo che tanto lo aveva bersagliato… Forse è una sua versione proveniente da un mondo alternativo…

Zack Snyder, preso dalla tracotanza della regia (che ha sempre contraddistinto i suoi lavori), dimentica la cosa quindi più importante: ossia lavorare di concerto al suo sceneggiatore Chris Terrio per limare e smussare gli spigoli di questo tratto tenebroso dell’opera che non verrà mai sondato e spiegato realmente. Così il duo, di comune accordo, butta letteralmente nel calderone tutto ciò che si poteva escogitare, forse per accontentare i fan dei fumetti, forse per puro ego. Dunque non basta affiancare il villain principale monocorde, Steppenwolf, al suo superiore Darkseid e alle armate di parademoni per appesantire la storia, ma in più ci si mette logicamente tutto il team che compone la Justice League. Gruppo di alleati che molto gradualmente riesce a trovare il modo di collaborare, ma che nonostante le oltre due ore di introduzioni, di momenti da videoclip musicale e ralenti ne esce fuori estremamente piatto, bidimensionale, in particolar modo per quanto concerne Victor Stone/Cyborg (Ray Fisher).

Ad uscire con le ossa meno rotte sono i più noti (Superman, Batman e Wonder Woman, anche grazie ai film precedenti e alla vasta letteratura multidisciplinare presente) e Flash/Barry Allen (Ezra Miller), con la simpatia del suo personaggio un po’ sfigato ed ironico. Ma cosa dire del fatto che, non contenti, hanno persino riesumato il Lex Luthor particolarmente sgraziato di Jesse Eisenberg o un delirante ma assai poco convincente Joker interpretato da Jared Leto in un epilogo che è un’immensa frecciata a un sequel che forse non si farà mai? Ancora una volta Hollywood si moltiplica nei suoi numerosi reboot/remake/sequel che tanto hanno successo, ma che finiscono per sfinire anche il pubblico più di bocca buona. E noi, zitti, ubbidienti, comprensivi e magnanimi come il super-maggiordomo Alfred (un Jeremy Irons, ci auguriamo, con un super cachet) acconsentiamo dinnanzi all’ennesimo capriccio.

Furio Spinosi