L’angolo di Michele Anselmi

A suo modo una bella notizia. Torna nelle sale da oggi 12 novembre, per ora solo al romano Nuovo Olimpia e al napoletano Metropolitan, il film d’esordio di Pappi Corsicato: “Libera”. Ho provato a ritrovare quanto scrissi all’epoca su “l’Unità”, non ci sono riuscito. Era il 1993: il poco più che trentenne cineasta partenopeo, al secolo Pasquale Corsicato, reduce da una collaborazione con Pedro Almodóvar, portò quel suo film al festival di Berlino, dove parecchio piacque, e l’anno successivo avrebbe conquistato un Nastro d’argento come miglior debutto.
Una commedia fatta in economia, prodotta dalla misteriosa Hathor Film, composta di tre episodi, uno risalente al 1991, appunto “Libera”, e gli altri due girati l’anno dopo per dare forma a una sorta di trittico femminile costruito attorno, direi quasi addosso, all’attrice Iaia Forte.
La versione restaurata, per merito di Lucky Red, Cinecittà e Urban Vision, mi pare interessante non solo come “reperto” di un cinema che oggi non si fa più. Lo stesso Corsicato, reduce dal trionfo pop della miniserie “Inganno” per Netflix, ha percorso negli anni altre strade, dedicandosi al documentario, ai ritratti d’autore, abbandonando il cinema per le sale; ma certo “Libera” rappresentò una novità nello stagnante panorama italiano di quei primi anni Novanta, con i suoi pregi e i suoi difetti.
Confesso di aver rivisto “Libera” con una certa emozione, specialmente – non me ne voglia il regista – per le apparizioni di Claudio Vecchio, scomparso ai primi d’agosto. Lavorò sul quel set come organizzatore generale, era il suo mestiere, molto divertendosi ad apparire in ogni episodio: un marito spiaccicato per terra nel sangue, ucciso dalla moglie; un cliente dal barbiere al quale viene mozzato un orecchio; un buffo signore spiantato con cappotto e colbacco che parla al telefono.
Qualcuno ricorderà. Le tre donne napoletane raccontate dal film sono Aurora, Carmela e Libera, la prima e l’ultima incarnate da Iaia Forte, la seconda da Cristina Donadio. Tre contesti sociali diversi, più o meno, lo stesso gusto affettuoso, pur nella pioggia di omaggi cinefili, riferimenti musicali e tormentoni ricorrenti, applicato a quei tre personaggi femminili (o quasi).
Aurora è ricca e infelice, vive in uno dei grattacieli del luccicante Centro direzionale, allora non ancora completato, fa shopping e si commuove di fronte ai vecchi film con Liz Taylor, rifiutando di fare i conti con i continui tradimenti del marito assente. Neanche l’incontro con l’antico spasimante “Pistoletta” le gioverà, anzi…
Carmela è una madre premurosa che riaccoglie in casa il figlio Sebastiano, appena uscito dal riformatorio. Il giovanotto non ha mai conosciuto il padre, prova a lavorare onestamente, ha impulsi omosessuali, subito ricambiati da un coetaneo che gestisce una bancarella. E intanto al piano di sopra si sta preparando un abito di nozze per una donna ancora vergine.
Libera è un’edicolante sfibrata dalla pigrizia del marito, il quale sta tutto il giorno a letto, ipocondriaco, sfaccendato e maschilista. Quando la sventurata scopre che l’uomo ogni mattina, mentre lei vende i giornali, s’accoppia con una ragazza greca, ecco svilupparsi, grazie a una giravolta del destino, l’idea che la farà ricca: riprendere di nascosto quegli amplessi e venderli in forma di cassette porno.
Corsicato non ha mai nascosto di essere omosessuale, e naturalmente “Libera” gioca con la materia, in una chiave impertinente e gioiosa, tra sguardi furtivi, preti gay, canzoncine come “La notte” di Adamo o “Angeli neri” riscritta nel testo. E poi ci sono i colori sgargianti, le parrucche, le citazioni da film come “Cleopatra” e “Angoscia”, un certo gusto per il mélo alla Douglas Sirk ma in salsa partenopea, lo sberleffo proletario e le strizzatine d’occhio ai coloriti titoli del porno tipo “Mamma ho perso l’uccello”. Soprattutto, e non ricordavo, “Libera” è attraversato da una persistente rivendicazione del godimento sessuale femminile, dell’orgasmo, dell’autoerotismo.
Enzo Moscato, che fa don Arcangelo, è morto nel 2024, Manrico Gammarota, l’odioso marito di Libera, se n’è andato nel 2015, Ninni Bruschetta oggi ha molti chili in meno rispetto ad allora, Vinicio Peluso, Tosca D’Aquino, Pino Calabrese e Cristina Donadio sono ancora saldamente nel giro, Iaia Forte s’è dedicata volentieri al teatro. Pappi Corsicato, forse, è diventato più buono.

Michele Anselmi