L’angolo di Michele Anselmi

“Mi spaventa una sola cosa: perdere” scandisce Riccardo Scamarcio nei panni di Cesare Fiorio, mitico direttore del reparto corse per Fiat, Lancia e infine Ferrari. Fiorio, classe 1939, è vivo e vegeto, infatti ha partecipato stamattina alla conferenza stampa di “Race for Glory – Audi vs. Lancia”, il film di Stefano Mordini, prodotto dallo stesso Scamarcio con Jeremy Thomas, che esce giovedì 14 marzo targato Medusa. Una lunga didascalia sui titoli di coda avverte gli spettatori che qualcosa è stato inventato, insomma la storia non rispecchia fedelmente gli eventi reali, pur evocati con ricchezza di dettagli.
Forse ricorderete: nel 2019 l’americano James Mangold firmò un bel film, “Le Mans ’66 – La grande sfida”, il cui titolo originale era “Ford vs. Ferrari”. Diciassette anni dopo non siamo più nel circuito francese e non c’è di mezzo il Cavallino rampante. È il 1983: il Campionato del mondo di Rally sembra di nuovo una corsa in discesa per l’Audi, grazie al modello “Quattro” dotato di trazione integrale e di accorgimenti tecnici che ne fanno un’auto pressoché invincibile. Ma è pesante, circa 1.315 chili, ed è da qui che la Lancia, benché sfavorita per via della trazione solo posteriore, può ripartire per provare a vincere. Il team torinese è guidato appunto da Fiorio, all’epoca poco più che quarantenne, il quale spinge i suoi a trasformare la neonata 037 in una macchina da guerra, leggera e scattante sulle strade asfaltate, purtroppo “una specie di bara” sui terreni sterrati e in presenza di neve.
Mordini non girava un film dal 2021, l’anno del controverso “La scuola cattolica”, e dev’essergli piaciuta l’idea di misurarsi con un classico del cinema d’azione: le corse automobilistiche. Per nulla intimorito dal confronto con il recente “Ferrari” di Michael Mann, il regista 55enne ha scritto con Filippo Bologna e lo stesso Scamarcio il copione di un film che coinvolge trasversalmente anche Rai Cinema alla voce “produzione”.
L’idea è semplice: rievocare la sfida, che sembrava persa in partenza per l’Italia, tra Golia-Audi e Davide-Lancia, secondo le formule di un certo cinema di impronta pop internazionale, a partire dal titolo in inglese “Race for Glory”. Il risultato è curioso: senza una storia d’amore o di sesso, tutto costruito sulla virile rivalità tra Fiorio e il suo omologo tedesco Roland Gumpert.
Pressato dai vertici della Fiat che premono per un risultato tangibile (a un certo punto appare anche l’Avvocato incarnato da Lapo Elkann), Fiorio deve innanzitutto recuperare il suo pilota preferito, il tedesco Walter Röhrl, strappandolo alle amate api, e poi mettere a punto una strategia che faccia della Lancia 037 una vettura spendibile in quel contesto agguerrito. L’uomo è furbo, “psicologo”, determinato a vincere, s’intende posseduto dal demone della velocità. Nel corso del 107 minuti si susseguono vittorie e sconfitte, qualcuno rischierà pure di morire, ma alla fine, accadde realmente il 7 ottobre 1983, la marca torinese riuscì a vincere a Sanremo, con due gare d’anticipo, il suo quinto Mondiale Costruttori. Seguono foto dei veri personaggi sui titoli di coda.
Scamarcio è un attore versatile, spesso sottovalutato: si vede che molto s’è impegnato a essere Fiorio, immagino sulla base di incontri e confidenze. L’attore tedesco Daniel Brühl fa il gran rivale dell’Audi, mentre Volker Bruch restituisce quel mix di capricci e carisma tipico del campione Röhrl (la giornalista che somiglia molto a Jennifer Lawrence in realtà è Haley Bennett). Il doppiaggio a mio parere non aiuta, soprattutto non aiuta Scamarcio, più a suo agio nella presa diretta, anche se alcune parti sono state lasciate in inglese e francese per conservare un profumo di verità.
Naturalmente Mordini e il suo direttore della fotografia Gigi Martinucci hanno lavorato su un mix di colori, grana, tecniche di ripresa, montaggio, rombo dei motori, in modo da restituire uno stile “sporco”, un po’ anni Settanta. La sfida estetica è apprezzabile. Il risultato generale non saprei. Vedremo come reagirà il pubblico.

Michele Anselmi