L’angolo di Michele Anselmi 
La verità? Mi pare una discreta delusione “Priscilla” di Sofia Coppola, già in concorso alla Mostra di Venezia 2023 e da oggi, 27 marzo, nelle sale con Vision Distribution. Direi che la cineasta italo-americana, a partire da “Lost in Translation”, abbia fatto di meglio nella sua interessante e non prevedibile carriera.
La donna del titolo è Priscilla Beaulieu, oggi nota come Priscilla Presley. Aveva solo 14 anni quando fu notata da Elvis, in Germania per onorare il servizio militare, durante una festa. Era il 1959. Lui, già una star planetaria, tornò a Memphis nella villona in stile ante-bellum chiamata “Graceland”; lei, ancora minorenne, solo tre anni dopo, ormai diciassettenne, riuscì a raggiungere il suo “fidanzato” per vivere come reclusa in quella residenza di lusso.
Piccola di statura e fisicamente tornita, anche un po’ “lolitesca”, Priscilla accettò quello strano ménage un po’ asessuale, per lei frustrante, in attesa di poter amare Elvis alla luce del sole: i due si sposarono il 1° maggio del 1967, nove mesi dopo nacque Lisa, nel febbraio del 1972 la coppia si separò.
Il film ha un andamento tra cupo e soffocante, poco rock, nel senso che Coppola ricostruisce il versante pubblico di quel legame per molti versi scandaloso e insieme ne evidenzia le incrinature private, sempre più dolorose: sul set di “Viva Las Vegas” Elvis se la fa con Ann-Margret, al ritorno a casa evita di toccare la fidanzata e si dà a forsennate letture di “filosofia” orientale, infine diventa manesco e assente, a seconda dell’umore e delle pillole ingurgitate.
L’idea di Coppola è raccontare, tutto in penombra, “il lato nascosto di un grande mito americano”, ma su Elvis – a suo modo emblematica Tragedia Americana – il cinema ha scavato a fondo, penso allo straordinario film di Baz Luhrmann del 2022, e poco aggiunge “Priscilla” con i suoi 110 minuti. Ma c’è una scena mica male: quando le suore si fanno fotografare accanto ad Elvis nel suo massimo fulgore fisico e una di esse scandisce: “Che il signore sia con te e con le tue anche”. Non male per uno che era chiamato “Elvis the Pelvis”.
Cailee Spaeny (154 cm) mi pare troppo bassa e Jacob Elordi (196 cm) troppo alto nei rispettivi ruoli di Priscilla e Elvis, nella realtà rispettivamente 163 e 182 centimetri, ma il problema del film non sta solo, ovviamente, nella sproporzione forse cercata. Trovo un po’ loffia la drammaturgia sulla “sposa bambina”, sfocata la messa in scena nonostante il gran lavoro fotografico, anche se sarà tutto vero ciò che si racconta, essendo il copione tratto dal libro autobiografico “Elvis and Me” della stessa Priscilla Presley.

Michele Anselmi