Il Bif&st di Michele Anselmi per Cinemonitor | 1
Al festival del cinema di Bari, in gergo detto Bif&st, per il secondo anno pilotato da Oscar Iarussi, si parte parlando d’amore e dintorni con una commedia sentimentale di taglio corale. Si chiama “Il Dio dell’Amore”, le maiuscole sono degli autori, a dirci che si fa sul serio, anche se il tono vorrebbe essere un po’ scanzonato. Porta la firma del 49enne fiorentino Francesco Lagi, quello di film come “Il pataffio” e “Quasi Natale”, che l’ha scritto insieme a Enrico Audenino. L’idea, non proprio nuova ma sempre funzionale sin dai tempi di “L’aria serena dell’Ovest” di Silvio Soldini, è di intrecciare i destini di alcuni personaggi di diversa età, in una stessa città, qui Roma, in modo di costruire un discorso agro-dolce fatto di frammenti amorosi. Evocati, in questo caso, niente meno che da Ovidio, sì il poeta latino dell’amore leggero e dell’elegia erotica, chiamato a fare da Narratore.
Incarnato da Francesco Colella, il poeta in questione indossa abiti moderni di lino, vagamente cechoviani, e girando per Roma, tra tramonti e sculture, sospira frasi del tipo: «Il Dio dell’Amore fa dei giri lunghi, a volte incomprensibili, incredibili, ma fa anche cose buone. L’amore ci attraversa tutti in una continua metamorfosi». Il Dio in questione è naturalmente Cupido, il figlioletto dispettoso di Marte e Venere, il bimbo dotato di arco e frecce che «rende tutto più inebriante» quando fa centro.
Otto, se non vado errato, i personaggi principali che animano questa specie di “ronde” all’insegna del caso e delle sue buffe giravolte. Scandito dal passaggio delle quattro stagioni, il film racconta i crucci sentimentali di queste anime in pena.
La psicoterapeuta Vanessa Scalera sta per essere mollata dalla compagna cardiochirurga Anna Bellato che vuole prendersi una pausa (le due lesbiche hanno una figlia amatissima); l’autista di bus Enrico Borello piace a tutte ma non sa come comportarsi con le donne, infatti diventa presto ossessivo e molesto, forse per giovanile irresolutezza, specie con la terapeuta di cui sopra; il prof Vinicio Marchioni prova a salvare in extremis il matrimonio con la giornalista di nera Isabella Ragonese dopo aver appreso che lei è finalmente incinta, ma noi sappiamo che il vero padre è il percussionista classico Corrado Fortuna, a sua volta invaghitosi della maestra di scuola elementare Benedetta Cimatti stanca dell’uomo dell’Atac; poi c’è la studentessa e cameriera Chiara Ferrara, che fu amante del prof e adesso cerca di superare come può quella ferita facendosi rimorchiare da uomini forse un po’ ambigui, come il fiorentino Elia Nuzzolo.
«L’amore è dato in prestito a tutti ma non è proprietà di nessuno» teorizza l’ennesima massima che ascoltiamo; tanto per restare in tema ne aggiungo una io, che mi pare appartenga a Giorgio Manganelli: «Il cuore è l’organo più delicato da tenere in mano».
Un tempo, alla sua maniera più ruspante, un film così forse l’avrebbe girato Fausto Brizzi, citando come al solito il prediletto “Love Actually – L’amore davvero”, da lui copiato e ricopiato negli anni. Fortunatamente Lagi opta per una via più elegante e soffusa, il suo “dramedy” si muove appunto tra dramma e commedia, provando ad estrarre il meglio da tutti gli interpreti. Certo due ore sono troppe, qualche sforbiciata avrebbe giovato al film, pure alla colonna sonora firmata dal pianista Stefano Bollani, s’intede gradevole ma spalmata senza pietà su ogni sequenza, anche quando servirebbe solo il “suono” delle voci (però la canzone intonata da Valentina Cenni è carina).
Per movimentare un po’ la messa in scena il regista adotta sfocature, costruisce fotogrammi sgranati, altera la luce e moltiplica i punti di vista: sono trovate di stile che rivelano una certa cura, ma poco incidono, a mio parere, sul tessuto generale del racconto, all’insegna di una quieta malinconia che ogni tanto si apre alla battuta comica o sarcastica.
Prima della proiezione serale del film di Lagi, che sarà nelle sale da giovedì 26 marzo con Vision Distribution, producono Cattleya e Bartleby, sempre sul palco del Petruzzelli è stato conferito il premio “Bif&st Arte del Cinema” a Kasia Smutniak: 46enne attrice polacca naturalizzata italiana, interprete versatile e certo di carattere nonché compagna del produttore barese Domenico Procacci.
Michele Anselmi