L’angolo di Michele Anselmi

Non saprei dire se fosse davvero bravo, ma certo Alvaro Vitali, morto a 75 anni per una broncopolmonite acuta, riuscì a fare del suo Pierino un cine-personaggio azzeccato, a suo modo memorabile. Anche nel contrasto, per molti versi ridicolo, tra la sua età, aveva già 31anni, e quel grembiule azzurro col fiocco. Certo, esaurita la stagione delle cosiddette commedie sexy, in fondo neanche troppo osé, a parte qualche nudo di donna e le solite parolacce, Vitali faticò a riciclarsi: avrebbe avuto bisogno forse di un Pupi Avati capace di cancellarne l’immagine “pierinesca” e di inventare un ruolo adulto, anche drammatico, per quella faccia così proletaria e quell’inflessione romanesca (Fellini l’aveva usato in modo diverso, come una specie di maschera minore latina).
Non sono un esperto del cinema che fece la fortuna, anche economica, di Vitali, ma ricordo un episodio buffo – oggi mi pare tale – in riguardo. Ero giovane critico a “l’Unità” e scrissi un pezzo divertito, non di pura e prevedibile stroncatura, su quel suo primo “Pierino contro tutti”, 1981, scritto e diretto da Marino Girolami. Non volevo apparire il critico comunista con la puzza sotto il naso, così provai a raccontare, avendo visto il film in un cinemone popolare, col pubblico vero che faceva il tifo e ripeteva le battute sghignazzando, perché Vitali piacesse così tanto.
Senza che mi dicesse nulla, un caposervizio che si occupava di cultura, lo scomparso Franco Ottolenghi, riscrisse da capo a fondo il mio pezzo, facendomi dire cose da me mai pensate, del tipo, testuale, che il film mancava di «attrezzatura culturale» (?). Leggendo la mattina successiva lo strano e supponente articolo che prendeva sul serio “Pierino”, quasi fosse una minaccia per l’Italia, un attacco al “buon gusto” progressista, provai un’istintiva simpatia per quel discolo di Vitali, oltre che sincera ammirazione per Michela Miti, la notevole “supplente” che per un po’ diventò una specie di star del genere.

Michele Anselmi