Tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80, una band formata da cinque autentici “ragazzacci” australiani (Nick Cave, Rowland S. Howard, Mick Harvey, Tracy Pew e Phill Calvert) seminava panico e distruzione su tutti i palcoscenici dove si esibiva, trascinando il pubblico all’interno di performance infernali e violentissime. Erano spettacoli, quelli, che esprimevano pienamente tutte le ansie e le inquietudini delle vite di quei ragazzi cresciuti nei bassifondi di Melbourne.
“Mutiny in Heaven | The Birthday Party. Nick Cave”, diretto da Ian White e prodotto da Wim Wenders, è il documentario che racconta cronologicamente le vicende del gruppo che ha segnato l’inizio della produzione artistica di uno dei più grandi cantautori della storia del rock: Nick Cave. Il film raccoglie interviste agli ex membri della band e offre un ritratto crudo e senza filtri di quella malsana esperienza chiamata “The Birthday Party”.
Lavorando principalmente con un’ampia gamma di materiali d’archivio (oltre 1000 gli oggetti ritrovati, tra lettere, diari, cartoline, fotografie, manifesti, ecc.), il regista Ian White realizza un docu-film musicale dalla struttura piuttosto convenzionale. Le interviste agli ex membri, raccolte nel corso degli anni, si alternano ai filmati di repertorio delle selvagge performance dal vivo, elementi fondamentali per spezzare la monotonia del racconto e, soprattutto, per immergere lo spettatore nell’atmosfera spettrale vissuta quotidianamente dai cinque musicisti.
Laddove gli eventi narrati non sono accompagnati da filmati o fotografie, entrano in gioco gli inserti di animazione curati da Stefan Wernik. Basati sui disegni del fumettista Reinhard Kleist (autore della graphic novel “Nick Cave: Mercy On Me”), questi inserti riempiono gli spazi vuoti del racconto, amplificando ulteriormente l’alone di leggenda caratterizzante le storie surreali raccontate dai membri della band.
Ne esce fuori il ritratto di una gioventù priva di qualsiasi prospettiva rosea per il futuro, che si rifiutava di suonare in modo conforme a tutto ciò che veniva prodotto dal mainstream di quel periodo. Manifestavano, in questo modo, il desiderio di andare contro ogni norma o precetto per esprimere liberamente la propria vena artistica. Una vena artistica che non aveva alcuna barriera tra sé e la vita vissuta: i concerti dei “The Birthday Party” erano infatti la perfetta trasposizione sul piano musicale di tutti gli eccessi che caratterizzavano la vita dei cinque musicisti australiani. Le droghe, l’alcol, la violenza primordiale del cantato di Nick Cave, gli stridii metallici e lancinanti della chitarra di Rowland S. Howard, e le monolitiche linee di basso di Tracy Pew si mescolavano in un’esperienza unica e devastante.
Il maggior pregio del documentario di Ian White risiede quindi nell’onestà con cui i protagonisti raccontano la loro esperienza adolescenziale, rifuggendo qualsiasi intento autocelebrativo. La narrazione rimane ancorata alla realtà dei fatti, senza aggiungere inutili patetismi o sentimentalismi che sarebbero del tutto fuori luogo, data la natura stessa del progetto “The Birthday Party”. Questa sincerità emerge sicuramente nei numerosi momenti in cui Nick Cave e i suoi ex compagni rievocano le loro furiose scorribande nei locali di Londra, Melbourne e Berlino, città dove il gruppo registrò i suoi ultimi due EP (intitolati “Mutiny” e “The Bad Seed”) prima di sciogliersi.
A completare il già vasto archivio di interviste e dichiarazioni, si aggiungono i contributi degli artisti che hanno collaborato con i singoli membri della band o che, in alcuni casi, hanno semplicemente assistito ai concerti, rimanendone esterrefatti. Tra questi spiccano Blixa Bargeld degli Einstürzende Neubauten (membro fisso dei “Bad Seeds” dal 1984 al 2003), Lydia Lunch e Thurston Moore dei Sonic Youth. Tutti questi interventi rendono omaggio alla breve ma esplosiva carriera dei “The Birthday Party”.
“Mutiny in Heaven | The Birthday Party. Nick Cave” è, in definitiva, una visione imperdibile per tutti i fan più sfegatati del celebre “bardo” australiano. Il film svela tutti i retroscena della prima avventura musicale di Nick Cave, calando allo stesso tempo il sipario su una generazione che ha saputo trasformare il malessere e la disperazione nella forza principale della propria arte.

Daniele Schina