L`angolo di Michele Anselmi | Pubblicato su Il Riformista
C’è una sola commedia da andare a vedere a Natale: si chiama “Emotivi anonimi”. Viene dal Belgio, è ambientata in Francia, nasce in chiave vagamente autobiografica, perché il regista cinquantenne Jean-Pierre Améris, vittima da sempre di un’emotività imbizzarrita e ingovernabile, di quelle che sfociano nell’ansia paralizzante, l’ha pensato, scritto e diretto partendo dai propri guai, magari per sorriderne un po’. Risultato? Più di un milione di spettatori in Francia, una tournée infinita per promuovere il film, dal Giappone agli Stati Uniti, a suo modo anche una forma di terapia quasi psicoanalitica: perché fino a qualche tempo fa, per il timido Améris, era un problema anche partecipare a un cocktail in suo onore.
«L’importante, nel cioccolato, è il gusto amaro, che fa la differenza dai dolciumi» teorizza Angélique, cioè Isabelle Carré, gran cioccolataia capace di inventare prelibatezze nell’ombra, perché in pubblico si blocca. La frase colpisce Jean-René, cioè Benoît Poelvoorde, un omone maldestro che gestisce un piccola fabbrica di cioccolato a un passo dal fallimento. I due si annusano, si riconoscono, si piacciono, ma sono così imbranati in fatto d’amore che impiegheranno tutto il film – tra equivoci, incespichi, fughe, sudorazioni – prima di dichiararsi. Non sarà facile neanche dopo.
Colori accesi, tono buffo, da favola romantica alle prese con strettoie dell’esistenza, in un rincorrersi di appuntamenti mancati. Il cioccolato, molto frequentato dal cinema di commedia dopo “Chocolat”, forse troppo, fa da collante, diciamo da pretesto: sullo schermo vengono bene la preparazione, la presentazione, anche la degustazione. Ma, appunto, resta uno spunto per spingere i due cuori solitari l’uno tra le braccia dell’altro. All’inizio Jean-René, educato dal padre castrante alla filosofia del «purché non succeda nulla», confessa al suo analista: «Con le donne non ho problemi: mi terrorizzano». Mentre lei, pure carina e aggraziata, riesce a essere se stessa, specie in cucina, solo quando scompare, fingendo che sia un misterioso eremita a creare quelle mirabili delicatessen.
Nel caso Hollywood pensasse a un remake, il regista ha già i nomi pronti: Steve Carrell e Anne Hathaway. Ma si sicuro non verrebbe così bene, gentile nel tocco, amabile nella tostatura, nonostante qualche smanceria di troppo qua e là. Come l’acqua per il cioccolato i due interpreti; e bisogna riconoscere che i doppiatori Mino Caprio e Selvaggia Quattrini non fanno rimpiangere le voci originali.