Hirayama lavora come addetto alle pulizie dei bagni pubblici di Tokyo. La sua è una vita umile e routinaria, farebbe sentire in gabbia la maggior parte delle persone. Ma lui sembra trovarcisi completamente a suo agio. Sarà davvero così? “Perfect Days”, il nuovo film del regista tedesco Wim Wenders, in sala dal 4 gennaio, ci racconta questa storia, mostrando la quotidianità di un protagonista che vede il mondo da una prospettiva del tutto personale. Koji Yakusho, che per questo ruolo si è aggiudicato il “Prix d’interprétation masculine” al Festival di Cannes, interpreta Hirayama, un uomo di circa sessant’anni, solitario e taciturno. Ogni mattina si alza all’alba, indossa la divisa della “Tokyo Toilet” e si reca al lavoro ascoltando le sue audiocassette preferite. Spesso volge lo sguardo al cielo, per osservare il komorebi, il luccichio creato dalla luce del sole che passa attraverso le foglie degli alberi, fenomeno da cui è affascinato. Alla sera, si rilassa nella vasca di un sentō, il tipico bagno pubblico giapponese, e legge un libro prima di addormentarsi. E così via, per tutti i giorni della sua vita. Questa routine, impeccabile e sempre uguale, lo rende sereno ed in pace con sé stesso. E gli permette di apprezzare le piccole cose che gli si parano davanti nel corso delle sue attività, e di ammirarne la bellezza. Il film ci porta all’interno delle sue giornate, mostrandole nel loro ripetersi, in un loop narrativo che non presenta mai grandi colpi di scena. Wenders utilizza uno stile registico sobrio ed elegante, spesso ricorre alla telecamera a mano per dare al racconto un tono più intimo. I colori di Tokyo sono vivaci, più di una volta predomina il blu, stesso tono della divisa del protagonista, mentre la colonna sonora è composta dalla sola musica diegetica che esce dallo stereo di Hirayama: il rock di Lou Reed, Otis Redding, The Kinks e The Animals. Man mano che il tempo scorre, la routine subisce qualche piccola ma significativa deviazione, che basta a rivelare qualcosa in più del personaggio di Hirayama, e a gettare su di lui qualche ombra. Sul posto di lavoro, ad esempio, gli si presenta un imprevisto che lo fa adirare, perché significa una momentanea perdita del controllo. O ancora, ad un tratto si ritrova davanti alla porta di casa Niko (Arisa Nakano), sua nipote adolescente in cerca di ospitalità per qualche giorno. L’incontro rivela il rapporto controverso che l’uomo ha con la sua famiglia, con la quale ha deciso di tagliare i ponti da molto tempo. Emerge così un protagonista stratificato, malinconico e misterioso, che non è semplicemente felice come appare ad una prima occhiata. Hirayama, forse a causa di un passato inquieto, trova un ruolo nella società che considera importante e onorevole, e che lo fa sentire il silenzioso guardiano degli abitanti di Tokyo. Taglia fuori il superfluo in nome di una vita semplice e reiterata, sulla quale può facilmente mantenere il controllo. È il suo modo per scappare da un dolore sconosciuto allo spettatore, poiché i dettagli non vengono mai rivelati, ma che, prestando attenzione, gli si legge nello sguardo.

Martina Genovese