“Berlino”, la nuova serie spin off de “La Casa di Carta”, è arrivata sul piccolo schermo dell’universo Netflix il 29 dicembre, chiudendo con il botto un anno pieno di successi. La serie, come dice il nome, è incentrata interamente sulla vita del personaggio interpretato magistralmente da uno straordinario Pedro Alonso nella serie madre.
“Berlino” si struttura principalmente sul fascino carismatico del suo protagonista e si sviluppa come un romanzo figurativo dalle nuance romantiche, eleganti e – ovviamente – criminali. La serie sviluppa l’intera trama andando a snocciolare, in parte, quello che lo spettatore già conosce sul celebre ladro spagnolo creando una storia che intrattiene, diverte e appassiona dal primo all’ultimo episodio.
La tipologia di contenuto è chiara fin dai primissimi minuti dello show quando una banda guidata da un carismatico leader fa irruzione in una sfarzosa villa nella Spagna contemporanea, lontana dal centro abitato e dalla caotica confusione delle grandi città. I ladri, vestiti da poliziotti, hanno un obiettivo preciso: rubare un prezioso reperto storico risalente all’epoca etrusca senza lasciare traccia.
Partendo dallo sfarzo della sua primissima sequenza, “Berlino” – ideata e tratteggiata dal tocco di Álex Pina e Esther Martínez Lobato – pone le basi narrative di un prequel/spin-off de “La Casa di Carta” che non tradisce mai l’identità narrativa della stessa serie madre, ma che riesce a discostarsi senza risultare una copia.
In questo spin off/prequel, ritroviamo Berlino alle prese di un nuovo piano da sviluppare con una nuova banda – che non conosciamo – composta da personalità di alto spessore, con interessanti risvolti psicologici. La serie, come viene mostrato fin dalle prime scene, ha l’intento di mostrare allo spettatore nuovi, interessanti e irriverenti lati della personalità eccentrica e spregiudicata del suo protagonista, in precedenza solo accennati.
In questa nuova serie, a differenza della serie madre, troviamo un continuo gioco di maschere in cui ogni singolo personaggio resta coinvolto dall’inizio fino all’ultimissima scena, nessuno resta fuori dai giochi illusionistici di Berlino e della sua banda. La visione di una rapina irrealizzabile diventa – episodio dopo episodio – un piano di gioco, una scacchiera virtuale in cui i personaggi si muovono come pedine cercando di trovare la propria strada senza scoprire mai davvero le carte a loro disposizione. Gioco forte, anche in questa stagione, è il concetto di illusione in contrapposizione con le competenze di tutti i personaggi.
L’ideale romantico, tipico della mente contorta del protagonista, dietro al colpo impossibile, garantisce uno sviluppo interessante basato su identità fittizie e momenti di connessione sincera, concretizzando il valore di un prodotto che non si è fatto scrupoli a servirsi di modelli e rimandi diretti (o indiretti) del progetto iniziale. Nonostante questo, però, Alex Pina riesce a creare un nuovo modello comunicativo che garantisce un immaginario chiaro, leggero, elegante con una narrazione che si nutre del vecchio e rilascia nuova linfa vitale grazie al carismatico protagonista che – ancora una volta – convince nei panni di Berlino.
Certo, l’intento commerciale del prodotto resta più chiaro che mai, come anche alcune sbavature e semplificazioni in generale, ma, nel suo porsi ai nuovi e vecchi spettatori, questo lavoro seriale sa come affascinare e divertire.

Flavia Arcangeli