L’angolo di Michele Anselmi

Su suggerimento dell’amico Giovanni Spagnoletti, ho visto ieri sera su Netflix “The Kitchen”, un ammonitorio film di fantascienza prossima ventura ambientato in una Londra distopica che ricorda un po’, solo per dare l’idea, la Los Angeles incasinata di “Blade Runner”. In fondo a queste righe, nel link, trovare quanto ha scritto diffusamente Domenico Spinosa sulla rivista “Close-Up” in merito al lungometraggio firmato a quattro mani da Daniel Kaluuya e Kibwe Tavares.
Diciamo che il drammatico tema sociale della cosiddetta gentrificazione, ovvero l’espulsione coatta dei cittadini poveri, in questo caso quasi tutti di colore, da alcuni quartieri popolari per abbattere le costruzioni cadenti e ricostruirvi sopra abitazioni per ricchi, torna prepotente nella storia, ambientata appunto in un enorme condominio, detto “The Kitchen”, quasi a forma di Lego, ridotto allo stremo: raid violenti dei poliziotti, luce e acqua tagliate progressivamente, appartamenti ormai degradati e quasi invivibili. In questo caos senza speranza, un solitario e malinconico funzionario delle Pompe funebri new age dette “Life After Life” (i corpi degli estinti vengono trasformati in terriccio per far crescere degli alberelli in appositi vasetti color crema) crede forse di ritrovare suo figlio, avuto da una donna amata anni prima, persa di vista e ora appena “sepolta”.
Rabbia e rassegnazione, vendetta di classe e senso della comunità, futurismo minaccioso e calde agnizioni si mischiano in questa storia dal finale aperto che consiglio volentieri a chi ama il genere, evitando di vedere la versione doppiata, perché molto conta l’inglese parlato.

Michele Anselmi

https://close-up.info/the-kitchen-di-daniel-kaluuya-e…/