L’angolo di Michele Anselmi

Thea Sharrock, 48 anni, inglese, è una regista da tenere d’occhio. Nelle sale è appena uscito il suo “Cattiverie a domicilio”, una storia di letterine oscene, squisitamente british, ambientata nei primi anni Venti, e intanto Netflix offre da qualche settimana il suo film successivo, “The Beautiful Game”, quasi tutto girato a Roma dalle parti di Castel Sant’Angelo. Del primo dei due ho scritto ampiamente nei giorni scorsi (in fondo a queste righe il link), del secondo direi che non occorra essere patiti del pallone per apprezzarlo in una visione casalinga.
Trattasi di commedia ispirata a fatti reali, giacché esiste davvero, dal 2001, la Homeless World Cup, cioè un torneo internazionale di calcetto (sei contro sei su piccoli campi artificiali) che accoglie le “nazionali” di circa 70 Paesi. I calciatori sono uomini e donne senzatetto, spesso con fallimenti professionali alle spalle, ex tossicomani, ex alcolizzati, ex truffatori, e via dicendo, che hanno trovato nel football una spinta positiva: di redenzione, dignità, fiducia in sé stessi.
Il copione di Frank Cottrell-Boyce va sul classico, nel senso che usa tutte le furbizie del caso per coinvolgere emotivamente lo spettatore, usando quel particolare tipo di calcio come spunto per un discorso universale, tra situazione buffe e affondi drammatici. C’è già un film coreano più o meno sullo stesso tema, si chiama “Dream”, sempre su Netflix, ma “The Beautiful Game” porta addirittura nella Capitale la colorita sfida, immaginando che qui vengano convogliate le squadre arrivate da tutto il mondo.
Il film segue, in particolare, le sorti della squadra inglese, affidata ad un anziano e segaligno allenatore/manager, tal Mal Bradley, che fu famoso in patria e ora prova a dare una mano all’impresa, nella speranza che i suoi ragazzi possano finalmente vincere qualcosa dopo dodici edizioni disastrose.
Quel team di perdenti cronici ha trovato in Vinny, un giovane nero che da settimane dorme nell’auto vergognandosi della china presa dalla sua vita, un possibile fuoriclasse, se non fosse che l’uomo è presuntuoso, irritabile, superbo, sprovvisto del senso di squadra. Ma vedrete che strada facendo, a mano a mano che si avvicina la finale, qualcosa cambierà, in meglio, anche se…
Bill Nighy, sublime attore, rifinisce alla sua maniera il personaggio di Mal: elegante nelle sue magliette Fred Perry e nei suoi completi impeccabili, alto, magro, dalla flemma british che s’incrina in campo nonostante gli inviti ad essere “sportivi”. Lui è il motore del film, anche se la storia, con segreto incorporato, ruota attorno ai complicati rapporti che si creano tra il “divo” Vinny, incarnato da Michael Ward, e gli altri sette, considerati sfigati a causa delle tribolate vicende personali. Compare in numerose scene anche la nostra Valeria Golino, nei panni di Gabriella, la fattiva organizzatrice del torneo che accoglie le varie formazioni coinvolte nella vicenda: Inghilterra, Sudafrica, Giappone, Stati Uniti, Italia…
La Città Eterna fa da sfondo solare alla vicenda, con toni qua e là cartolineschi, risuona pure “Roma, nun fa’ la stupida stasera” cantata da Ornella Vanoni, ma senza esagerare. La morale forse è prevedibile ma non peregrina: “Nessuno si salva da solo” (bisogna vedere il film, se possibile in inglese coi sottotitoli, per scoprire perché).

Michele Anselmi