Disney+ aggiunge al suo catalogo streaming “The Greatest Hits”, una rom-com per tutti gli amanti del genere che ormai faticano a trovarne una che abbia il sapore delle pellicole degli anni 2000. Il film, seppur piacevole, purtroppo però cade nella categoria “intelligente, ma non si applica”.
Il personaggio principale, Harriet, è una time-traveler che cerca di cambiare il passato per salvare la vita del suo defunto fidanzato, Max. La musica agisce come catalizzatore dei suoi viaggi nel tempo, perciò, terrorizzata dall’idea di essere presa alla sprovvista da uno di questi viaggi, durante i quali nella vita reale perde i sensi, Harriet gira sempre con un paio di cuffie insonorizzanti, lavora in una biblioteca e si è allontanata da tutti i suoi cari. Seppure il tempo scorra, la sua vita sembra quindi essersi fermata, come fosse una canzone in pausa.
Una delle poche attività che si è concessa è partecipare ad un gruppo di terapia per la gestione del dolore, ed è proprio lì che conosce David. Il loro incontro aggiunge una dimensione emotiva al film, creando un triangolo amoroso che attraversa due dimensioni temporali.
L’idea dei viaggi nel tempo legati alla musica è intrigante, il dilemma centrale del film – cancellare l’amore provato e salvarsi, oppure mantenere i ricordi ma patirne l’assenza -, anche se in chiave fantascientifica, tocca le corde di chiunque abbia amato e sofferto; tuttavia, l’esecuzione risulta banale.
Tutto resta in superficie: il regista non impiega il suo tempo ad approfondire in modo corretto i vari personaggi che vivono in relazione ai protagonisti principali, come il più grande cliché delle commedie romantiche, mentre David ed Harriet non solo risultano poco caratterizzati (scopriamo solo negli ultimi frames che Harriet, prima della tragedia, era una produttrice musicale, mentre del vero lavoro di David non c’è traccia), ma anche privi di complicità, di quella chimica che dovrebbe infuocare lo schermo.
Ad emergere è soprattutto il potere della musica: catartica e curativa, ma anche nostalgica e dolorosa. La selezione musicale del film è infatti perfetta, tanto che alle volte rischia di eclissare la protagonista stessa, non per la sua interpretazione che anzi risulta pregevole, ma per la mancanza di connessione emotiva che dovrebbe crearsi con gli spettatori.
Il film approda ad un finale agrodolce, tenero, ma comunque troppo simile ad altre pellicole; offre spunti interessanti senza riuscire a svilupparli pienamente ed è un peccato perché, avendo avuto a disposizione elementi di grande appeal (menzione speciale alla palette di colori che evocano, quando serve, un bell’effetto nostalgico), avrebbe potuto fare molto di più.
Camilla Golia