Max ha sette anni quando, dopo una brutta caduta dal suo balcone, muore sul colpo. Alice, la vicina di casa, assiste all’incidente, ma non riesce a fermarlo in tempo. È giusto che per questo venga ritenuta responsabile della sua morte? “Mothers’ instinct”, in sala dal 9 maggio, è il primo film del regista Benoît Delhomme. Non è un’opera originale, ma il remake di “Doppio sospetto” di Olivier Masset-Depasse, pellicola belga del 2020. Siamo in America, in un quartiere benestante degli anni ’60. In due case adiacenti vivono Céline (Anne Hathaway) ed Alice (Jessica Chastain), assieme ai loro mariti. Ognuna delle due coppie ha un figlio maschio, della stessa età, e sia gli adulti che i bambini si ritrovano a stringere amicizia. La tragedia accade una mattina, quando Max, figlio di Céline, si arrampica sulla balaustra del balcone per gioco. Alice, che è lontana, gli urla di scendere e tenta di raggiungerlo, ma ormai è troppo tardi. I genitori del bambino sono distrutti dalla loro perdita, Céline in particolare. In preda al dolore, sembra dare tutta la colpa ad Alice, per non essere riuscita a scongiurare il peggio. Inizialmente le due donne, su cui è centrato tutto il focus del racconto, ci vengono mostrate in buoni rapporti, nella loro quotidianità dipinta con toni pastello, tra la cura della casa e dei figli. Ma è subito chiaro che tra di loro ci sia qualche tensione ed invidia sottesa. Sia a livello estetico che caratteriale, sono così presentate in contrapposizione. Céline è mora, e soffre di non poter più rimanere incinta, a causa di un problema di salute. Alice è una bionda madre apprensiva che non vuole ulteriormente allargare la famiglia, ma piuttosto riprendere a lavorare. A seguito della morte di Max, il loro rapporto subisce un peggioramento, nascosto però da una cordialità superficiale. Céline si avvicina sempre di più al figlio dell’altra, ed il suo comportamento si fa inquietante. Alice, ansiosa e paranoica, si convince così che la vicina stia pianificando una vendetta contro di lei e la sua famiglia. L’atmosfera è quella di un thriller psicologico e, tra sospetti e strani incidenti, la suspence è costante. Non è facile capire le vere intenzioni dell’una, né se l’altra stia iniziando a delirare, e a perdere il contatto con la realtà. Questo clima è enfatizzato dalla colonna sonora, orchestrale e angosciante, e dall’utilizzo della telecamera a mano, che sottolinea i momenti di maggiore tensione. Il contesto sociale del periodo, in cui le donne venivano spinte a reprimere le loro emozioni negative, non aiuta a fare chiarezza su cosa stia realmente succedendo. La sceneggiatura è quasi inalterata rispetto al film precedente, tanto da chiedersi se fosse necessario già realizzare un remake a soli quattro anni dalla sua uscita. La differenza sta più nella regia, qui meno raffinata ma più adrenalinica, e sulla maggiore centralità del rapporto ambiguo fra le due figure femminili. “Mothers’ instinct” è comunque un buon film di genere, capace di incollare lo spettatore allo schermo, alla ricerca di indizi che lo aiutino a capire dove sia la verità. Fino a che punto può essere disfunzionale, o anticipatore degli eventi, l’istinto materno?

Martina Genovese