L’angolo di Michele Anselmi

Non sorprende che Martin Scorsese e Paul Schrader siano, tra quelli della vecchia guardia, accaniti sostenitori del cinema di Ti West, al secolo Timon West, classe 1980, autore della cosiddetta trilogia “X”. Al terzo capitolo, dopo “X: A Sexy Horror Story” e l’antefatto “Pearl” entrambi girati nel 2022, il cineasta americano scoperto dalla società A24 moltiplica il budget con “MaXXXine” e s’inoltra nel cruciale 1985, con un prologo in bianco e nero retrodatato al 1959.
Scorsese ha spiegato che ognuno dei tre film riflette uno stile horror intonato alle diverse stagioni del genere: l’era “slasher” anni Settata, il melodramma anni Cinquanta tutto colori saturi, infine il realismo disperato e rancido della Hollywood anni Ottanta. C’è del vero. Mentre Schrader, citato espressamente per il suo “Hardcore”, pur apprezzando s’è chiesto se West non possa provare ormai a fare qualcosa di diverso.
In uscita il 28 agosto con Lucky Red, dopo cinque anteprime romane alla presenza del regista e un clima da evento pop con tanti giovani in fila nelle maratone della settimana scorsa, “MaXXXine” incorona l’attrice/modella inglese Mia Goth come musa definitiva di Ti West. Già presenta negli altri due, ma qui più bionda, disinvolta e tosta nei panni della pornodiva Maxine Minx, la fanciulla appena trentenne s’impossessa della scena appena appare controluce, avanzando in uno studio cinematografico dove una sofisticata regista lesbica sta cercando la protagonista di “La Puritana II”. Maxine viene dal porno, non è vista bene, ma surclassa le altre con il suo provino toccante e insomma la parte è sua.
Corpo da gazzella, efelidi e macchiette sul viso, sopracciglia rasate, pistola nella borsetta, tacchi rischiosi e Mercedes cabrio, Maxine ha un solo desiderio: “Ho sempre voluto essere famosa”. Il tirannico padre le insegnò da bambina a “non accettare mai una vita che non ti meriti”; e la ragazza, pur dirazzando rispetto alle attese del genitore bacchettone, sta cercando alla sua maniera di coronare il sogno.
Del resto una battuta di Bette Davis compare sui titoli di testa: “Nella mia professione, finché non sei conosciuta come un mostro, non sei una star”; e sui titoli di coda, a chiudere il cerchio, sentiremo la canzone “Bette Davis Eyes” di Kim Carnes.
Spira un’aria vagamente “alla” Tarantino su “MaXXXine”, specie per il gusto calligrafico che Ti West applica alla fedele ricostruzione d’ambiente: fotografia sgranata, split screen, ambienti, abiti, colori, “St. Elmo’s Fire” nelle sale, le minacciose scenografie di “Psyco”, musiche, videocassette, la presenza minacciosa di un serial-killer detto Night Stalker, il mondo del porno e il riferimento atroce alla vicenda di “Dalia nera”.
Chi conosce i primi due capitoli del trittico apprezzerà riferimenti cinefili e strizzatine d’occhio, ma direi che “MaXXXine” viva di luce propria. West imbottisce i suoi personaggi di cocaina, gioca con i temi del vizio e del satanismo, smembra i corpi di povere fanciulle irretite dal miraggio della fama, abbonda col sangue per non deludere i suoi estimatori, il tutto sotto la famosa scritta “Hollywood” a caratteri cubitali.
Secondo lo scrittore e saggista Ryan Bradley, “Ti West Is Turning Hollywood Into a Horror Show”, e certo la presenza di una major come la Universal conferma la tendenza. Tuttavia trovo che, nella seconda parte, il mix perfetto di ferocia, sarcasmo e amoralità, diciamo tra “Boogie Nights” di Paul Thomas Anderson e “Omicidio a luci rosse” di Brian De Palma (non a caso del 1984), sprofondi in un sottofinale splatter all’insegna di una prevedibile goliardia. In ogni caso un film ribaldo, anche divertente, trapunto di battute spiritose, del tipo: “Già a 30 anni, nel porno, si invecchia come il pane, non come il vino”.
Mia Goth è la fantastica cine-guerriera che vuole essere la nuova Bette Davis o una bionda alla Hitchcock, basta che duri; nel ricco cast compaiono Kevin Bacon, Elizabeth Debicki, Michelle Monaghan, Bobby Cannavale, Giancarlo Esposito, Lily Collins e numerosi altri: tutti personaggi ossessionati dal cinema, anzi dalla voglia di mettersi in scena in quella Hollywood degradata e un po’ truce.

Michele Anselmi