L’angolo di Michele Anselmi
Pigiato nelle affollate giornate finali della Mostra di Venezia 2024, piacque a molti per la sua fresca delicatezza, unita a una punta di audacia verbale, il norvegese “Love”, seconda parte di una trilogia partita con “Sex” e pronta a chiudersi con “Dreams” (poi Orso d’oro a Berlino 2025). Era dal 1986 che la Norvegia non gareggiava per il Leone d’oro, e bisogna riconoscere che il film del 60enne Dag Johan Haugerud non sfigurò affatto nel contesto veneziano, anche se fu snobbato dalla giuria.
Siamo a Oslo, nel mese di agosto: giorno per giorno accade qualcosa che investe la sfera sentimentale di due personaggi, entrambi lavoratori nello stesso ospedale al reparto urologia.
Lei, la dottoressa Marianne, ha intrecciato una storiella già un po’ esausta con un geologo divorziato, ma intanto, tornando a casa una notte in traghetto, si fa rimorchiare da un giovane operaio, teorico degli incontri occasionali e gentili, e ci finisce a letto.
Lui, l’infermiere Tor, al quale piace rimorchiare amanti senza impegno, sta cercando di aiutare un maturo e colto omosessuale, al quale hanno appena asportato la prostata a causa di un tumore, affinché non si faccia devastare dalla depressione per l’impotenza che l’aspetta.
Marianne è etero, Tor è gay, ma le loro confidenze attingono a una condizione universale, e colpisce la naturalezza con la quale il regista, aggiungendo qualche altra figura femminile di contorno, affronta temi complessi: le strettoie dell’esistenza, la disinvoltura sessuale, l’incertezza dei sentimenti, la vergogna della malattia.
Infine c’è una bambina, divisa tra due genitori divorziati, che aggiunge un elemento ulteriore di riflessione sulle responsabilità e le distrazioni degli adulti nei confronti dei figli, spesso incompresi o inascoltati.
Frase chiave: «Il corpo non è un campo di battaglia. Conviene accettare ciò che ci arriva, senza combattere». Proprio così. Qualcuno ha citato il cinema di Rohmer, nel senso della chiacchiera intelligente sui temi dell’amore errabondo, ma non saprei dire se il riferimento sia azzeccato. Poca musica, fotografia a luce naturale, attori che non sembrano attori per quanto appaiono credibili nei gesti e nelle voci. Il film esce oggi, giovedì 17 aprile con Wanted Cinema. Dura quasi due ore, merita una visita (se lo trovate in qualche sala).
Michele Anselmi