“Rinchiudetelo e buttate la chiave” quante volte abbiamo sentito pronunciare queste aspre parole in un film poliziesco o al telegiornale in seguito all’arresto di un colpevole? Sicuramente molte, probabilmente troppe, fino a plasmare la visione comune che si ha della vita che, si pensa sarebbe giusta, per un detenuto. In Italia si è cominciato a parlare di carcere rieducativo nel 1850 con il Codice Zanardelli; fino a quel momento si considerava il carcere solo come luogo dove rinchiudere soggetti pericolosi, sia per tutelare la sicurezza del resto della società, sia per punire il colpevole. “The Quilters” racconta la realtà di un piccolo gruppo di detenuti nel carcere di massima sicurezza in Missouri, che partecipano al “Programma di giustizia riparativa”, il quale consiste nel cucire trapunte che verranno regalate a minori della contea dati in affidamento. La partecipazione al progetto è su base volontaria, ma prevede, come requisito, un sano e corretto comportamento all’interno dell’istituto penitenziario. Questa attività si è dimostrata un’ottima opportunità per i detenuti che sentono, di nuovo, di avere uno scopo nella vita, e, grazie al carattere manuale del progetto, si concentrano sull’attività dimenticando, per qualche ora, di essere in carcere. È un documentario che accende i riflettori sul concetto di carcere rieducativo, sull’importanza di dare fiducia e porgere una guancia a chi ha sbagliato, seguendo, in un certo senso, la logica del rinforzo positivo, anche in virtù degli infiniti casi di recidiva di detenuti che, durante il periodo di reclusione, hanno vissuto in un ambiente violento. “The Quilters” offre uno spaccato di realtà che, seppur nascosta perché limitata nello spazio, è la quotidianità di molti individui in tutto il mondo. Infatti, attualmente, la comunità di carcerati mondiale conta sei milioni e seicentomila individui. In poco più di trenta minuti, le immagini e le voci dei detenuti intervistati regalano allo spettatore la possibilità di realizzare quanta dignità abbia, e debba avere, la vita di un detenuto. Anche se questa comunità non entra in contatto diretto con la società ed è spazialmente limitata, non significa che debba essere ignorata, i diritti umani riguardano anche questi individui e, chi è fuori, ha il dovere di agire in quest’ottica. Disponibile su Netflix.
Elena Leone