L’angolo di Michele Anselmi

Ci vuole coraggio per intitolare una commedia “Rip”. Che è l’acronimo dell’espressione latina «Requiescant in pace» adottata anche nella lingua inglese, a significare «Rest in peace». Insomma la formula veloce, molto in voga oggi sui social, per esprimere le condoglianze dopo un lutto, senza sprecare troppe parole. I registi Alessandro D’Ambrosi e Santa de Santis devono aver pensato che valesse la pena provarci. Infatti si parla di morte, cimiteri e fantasmi in questo film nelle sale da oggi, una trentina in tutta Italia, con Filmclub Distribuzione, dopo un passaggio nella sezione Alice nella città legata alla Festa di Roma.
C’è un giornalista quasi cinquantenne, Leonardo Morucci, che s’è specializzato in necrologi sprezzanti pubblicati su “L’eco di Roma”. L’uomo è depresso, cinico, si sente ordinario, irrilevante, sostituibile, benché il suo direttore, nonostante le querele, ami definirlo «sagacemente stronzo». Ha scritto un solo romanzo il cui titolo recita “Per ogni inizio c’è una fine” e l’ex moglie Martina aspetta che lui firmi, dopo due anni, le carte del divorzio. Insomma avete capito il tipo, pure a un passo dal suicidio.
Una sera Leonardo va a trovare il solitario padre Marcello che fa il custode al cimitero del Verano. Insieme escono per l’ultimo giro di controllo ma il destino è un agguato: una banda di piccoli criminali sta trafugando la bara con il cadavere di un famoso attore appena morto, tal Fausto Barbieri; ne nasce una colluttazione e il vecchio guardiano ci rimette la pelle.
Fin qui il registro realistico della vicenda. Ma “Rip” ha in serbo parecchie sorprese. Succede, infatti, che Leonardo si ritrovi presto in compagnia di un terzetto di fantasmi: due donne di secoli passati, Adelaide e Beatrice, ciascuna con una dolorosa vicenda alle spalle, e il padre Marcello nel suo aspetto da giovane erotomane e tabagista degli anni Sessanta, tutto baffi e omofobia. Sarà l’inizio di un viaggio dentro la Roma odierna, trapunto di incontri bizzarri, avventure metafisiche e situazioni tra macabre e buffe.
Il film di fantasmi è un genere rischioso, perché postula la cosiddetta sospensione dell’incredulità, insomma lo spettatore deve credere a ciò che vede, sapendo che quei personaggi ectoplasmatici appaiono solo al protagonista e non agli altri. Ogni tanto i registi italiani si misurano col genere: penso al glorioso “Fantasmi a Roma” di Antonio Pietrangeli o ai più recenti “Santa Lucia” di Marco Chiappetta e “Scordato” di Rocco Papaleo.
Con “Rip” D’Ambrosi e de Santis, anche sceneggiatori con Giulio Carrieri, intrecciano l’ambientazione romana fortemente dialettale, a partire dalla poesia sulla rana che fa da incipit, con certe atmosfere un po’ alla Tim Burton, incluse le musiche in stile Danny Elfman. Il risultato è tanto divagante quanto spiazzante, anche se presto si capisce il senso morale della “ghost story”: quegli spettri, così affamati di vita, sembrano fatti apposta per restituire all’abbacchiato Leonardo, “entrando” nel suo corpo, la voglia di osare, di sperare, perfino di amare una donna.
«Solo un momento di assoluta felicità può sconfiggere il tempo» sentiamo dire a un certo punto. E intanto scopriamo che Leonardo, murato vivo nel suo pessimismo cosmico e nichilista, forse non ha mai capito davvero quel padre esecrato, odiato…
Il problema di “Rip”, a mio parere, sta nell’equilibrio irrisolto tra affondi farseschi e meditazioni esistenziali, tra echi di Fellini e sapori di Trilussa, sia pure dentro una fantasiosa cornice stilistica che molto gioca con le luci, le scenografie, i neon, gli sfondi, i lumini cimiteriali, le cornici storiche e le biciclettate notturne, quasi a stemperare ogni realismo.
Gli attori risultano a tratti spaesati, ma forse l’effetto è voluto. Augusto Fornari fa di Leonardo un uomo dimesso e sentenzioso, quasi respingente, a un passo dal tracollo nervoso, Caterina Gabanella è la combattiva nipote del vecchio attore scomparso, Silvia Siravo l’ex moglie Martina, mentre Valerio Morigi, Giulia Michelini e Nina Pons “incarnano” i tre fantasmi, rispettivamente Marcello, Adelaide e Beatrice.
Daniele Silvestri firma la colonna sonora insieme al collettivo Klangore Factory, bella la canzone “La mia strada” piazzata sui titoli di coda.

Michele Anselmi