L’angolo di Michele Anselmi
«Come sarà?» chiede Hilde Rare Coppi, la condannata a morte. «Rapido» la rassicura, per quanto possibile, il pietoso pastore protestante. Accadde il 5 agosto del 1943, nella prigione di Plötzensee a Berlino: tredici donne accusate di altro tradimento furono ghigliottinate l’una dopo l’altra, velocemente, dalla macchina giudiziaria nazista. Quel momento è raccontato con sobria asciuttezza nel sottofinale di “Berlino estate ‘42”, il bel film di Andreas Dresen che esce giovedì 20 nelle sale con Teodora.
Il cinema tedesco non va più per la maggiore da noi, rari sono i film che arrivano rispetto agli anni d’oro di Fassbinder, Herzog, Kluge, Reitz, Wenders, ma questo di Dresen vale il prezzo del biglietto: perché rievoca un episodio poco noto, perfino in patria, della resistenza tedesca contro Hitler. Volendo c’è un altro film sul tema, non sulla stessa storia, “La Rosa Bianca – Sophie Scholl” di Marc Rothemund, 2005, e anche lì tutto finì con tre persone ghigliottinate dopo rapidi processi.
Chi era Hilde? Una giovane donna tedesca, detta “la governante” per gli occhiali e i modi severi, che era entrata a far parte di una piccola cellula di oppositori comunisti dopo aver sposato Hans Coppi. Giovani intellettuali e studenti, simpatizzanti dell’Unione Sovietica, decisi a “disturbare” il regime con azioni più simboliche che realmente cospirative (volantini, radiotrasmittenti, riunioni, travestimenti). Sembravano giocare a fare i rivoluzionari, forse non del tutto consapevoli dei rischi, ma la Gestapo definì “Orchestra Rossa” quella composita galassia, e presto furono tutti arrestati. Hilde e suo marito lo stesso giorno, il 12 settembre del 1942, lei incinta di otto mesi e quindi destinata a partorire in carcere di lì a poco.
Spiega il regista, cresciuto nella Germania dell’Est dove gli eroi della Resistenza vennero per un certo periodo glorificati e poi dimenticati: «Non erano combattenti a tempo pieno, erano ventenni e trentenni che andavano a nuotare, facevano sesso, mettevano su famiglia insieme, ognuno con i propri sogni e speranze». Generosi ma ingenui, tanto idealisti quanto maldestri: infatti furono tutti beccati facilmente.
“Berlino estate ‘42” si concentra specialmente sulla condizione carceraria di Hilde, ricostruendo in flashback gesta e incontri del gruppo, ed è interessante il tono scelto da Dresen: non si vede una svastica, gli inquisitori non appaiono così feroci come di solito nei film, la burocrazia sembra avere trame larghe, non si vedono torture, anche se via capiamo che la sorte di quei resistenti è già stata scritta. Hans morirà il 22 dicembre del 1942, Hilde, come si diceva, il 5 agosto dell’anno successivo. Nella sequenza finale ascoltiamo la voce di un vecchio uomo, oggi 82enne: il figlio di Hans e Hilde, che fu cresciuto dai nonni e oggi ricorda, con una punta di malinconia, quanto furono audaci e in fondo vane le imprese dei suoi genitori.
«Non arriverò a cinquant’anni» aveva profetizzato Hilde alla madre, prima di essere arrestata. L’attrice Liv Lisa Fries offre di questa ragazza finita sulla ghigliottina, diversa per formazione dai suoi amici rivoluzionari, forse meno ingenua e più concreta (sapeva bene battere a macchina), un ritratto toccante, a ciglio asciutto. Lei sa cosa l’aspetta, e colpisce la dignità dei gesti quotidiani, la capacità di non farsi schiantare dall’attesa, anche la nobile rassegnazione capace di addolcire un po’ perfino la rude poliziotta bionda, incarnata da Lisa Wagner, addetta al suo controllo in prigione.
Si esce dalle due ore di film con una strana sensazione, forse con una domanda tra politica ed esistenziale: che cosa avrei fatto io se mi fossi trovato in quelle condizioni nella Berlino nazista del 1942?
Michele Anselmi