L’angolo di Michele Anselmi
Stavolta, per fortuna, Valeria Bruni Tedeschi s’è doppiata da sola. Con qualche difficoltà, ma sempre meglio di sentirla con una voce che non è la sua come successo di recente, essendo “L’attachement” girato in francese. Passato nella sezione Orizzonti a Venezia 2024, il film di Carine Tardieu esce oggi, giovedì 2 ottobre, distribuito da No.Mad Entertainment.
Trattasi di una storia che la regista riassume così: «Volevo raccontare un nuovo tipo di famiglia: un legame proteiforme formato dall’unione emotiva di quattro adulti che stanno scoprendo e imparando a gestire le loro relazioni, in delicato equilibrio su una fune tenuta tesa da due bambini». Alla base c’è un romanzo, “L’intimité” di Alice Ferney, adattato per il grande schermo dalla stessa regista insieme ad Agnès Feuvre e Raphaële Moussafir.
Forse non sbagliando, il distributore italiano ha aggiunto la parola tenerezza al titolo, anche se attachement, in francese, indica principalmente il senso di attaccamento, certo in una dimensione di affetto, legame e dedizione.
Che è quanto capita a Sandra, una bella cinquantenne single e indipendente che fuma molto, fa la libraia a Rennes e il mercoledì va a letto con un amante discreto. Non ha mai voluto figli, ma il destino sta per metterla alla prova. La vicina di casa, a un passo dal parto, le chiede di badare per qualche ora al figlioletto Eliot, tanto la donna e il marito Alex torneranno presto con la neonata Lucille. Ma qualcosa va storto in ospedale, tutto questo accade nei primi minuti, sicché Sandra dovrà occuparsi più a lungo del piccoletto, sveglio e arguto, mentre il padre di Eliot, o presunto tale, dovrà fare i conti con il lutto e la nuova situazione familiare.
Insomma, avete capito: pur riluttante e maldestra, Sandra si affeziona alla famigliola, quasi facendo un po’ da madre ai due bambini e da moglie platonica all’uomo; finché non si profila all’orizzonte Emilia, una pediatra desiderosa di avere un figlio, forse la donna giusta per Alex.
Capelli corti, occhiali, camicie jeans e pantaloni larghi, la Sandra di Valeria Bruni Tedeschi è il motore della storia, lo sguardo ora riluttante ora tenerissimo su quella famiglia allargata che prova a ricomporsi. Anche se è il personaggio di Emilia, forse, il più interessante e doloroso: e bene viene reso da Vimala Pons; mentre Alex è incarnato dal veterano Pio Marmaï, di solito ingaggiato per più sorridenti di commedie sentimentali, il poco presente padre naturale di Eliot da Raphaël Quenard, il piccolo in questione dall’esordiente César Botti.
La domanda che risuona cruciale, a un certo punto è: «Che differenza c’è tra attaccamento e amore?». Il film, onesto ma non proprio coinvolgente, non dà una risposta o forse un po’ sì.
Michele Anselmi