L’angolo di Michele Anselmi

Certi attori migliorano invecchiando. Mi pare il caso di Ted Danson, 76 anni, americano di San Diego. Ho cominciato a vedere pigramente la miniserie “A Man on the Inside” che danno su Netflix, confidando sulla breve durata di ognuno degli otto episodi (circa mezz’ora). Invece, via via, il lato buffo della situazione escogitata s’è trasformato in qualcosa di più intenso, inatteso, anche drammatico, pur all’interno di un contesto di commedia agrodolce sulla vecchiaia. Così l’ho vista tutta e spero che ci sia una seconda stagione, come del resto evocato nell’epilogo.
Danson ha una lunga storia televisiva e cinematografica alle spalle, per dire ha lavorato anche con registi del calibro di Lawrence Kasdan e Steven Spielberg, eppure qui da noi è considerato una specie di comico mattacchione e spilungone che fa le facce. Lo pensavo anch’io.
In “A Man on the Inside” invece fa tutt’altro. È un ex professore universitario in pensione, siamo a San Francisco, che da un anno ha perso la moglie, lentamente uccisa dall’Alzheimer. Ancora aitante e pieno di bei capelli bianchi, Charles s’alza ogni mattina nella sua splendida villa, si veste di tutto punto, legge il giornale ma poi non sa come riempire il resto della giornata (la figlia Emily vive a Sacramento con marito e tre figli). È solo, demotivato e orgoglioso allo stesso tempo, come tanti maschi vedovi ancora in salute.
Però il destino ha in serbo una sorpresa per lui: c’è da scoprire chi deruba i pazienti di una elegante casa di riposo chiamata “Pacific View”, appunto con vista sul Pacifico, sicché lui, incuriosito da un avviso letto sul giornale, si presenta alla detective che non riesce a risolvere il caso. Sarà lui “l’uomo all’interno” del pensionato, la spia sotto vera identità incaricata di annusare la situazione e individuare il colpevole dei furti.
Se lo spunto suona fragile, è lo svolgimento a sorprendere, anche perché dietro la miniserie c’è il bravo Michael Schur. Così da un iniziale tono da situation-comedy si passa a qualcosa di più profondo, anche perché nel frattempo Charles ha imparato a sentirsi bene tra quei coetanei, uomini e donne, alcuni arzilli e alcuni immalinconiti o malati: insomma più a casa che a casa sua.
Danson è proprio bravo nel restare in bilico tra commedia e dramma, strappando qualche sorriso e insieme conferendo al suo Charles, professore studioso di ingegneria (ha anche scritto un libro sul Golden Gate Bridge), un palpito di maldestra, tenera e solidale umanità.
Consiglio, se interessa l’argomento delicato, di non fermarvi alle prime due puntate, perché poi cambia il clima e tutto diventa più interessante, anche coinvolgente. Qui sotto, nel link, qualche informazione in più su cast e personaggi.

Michele Anselmi