L’angolo di Michele Anselmi

La verità? Non è per niente facile fare un poliziesco “alla Michael Mann” se non sei Michael Mann, ovvero il regista di “Heat”. Insomma non basta inquadrare l’acqua del mare all’alba attraverso ampie vetrate, mettere un po’ di musica elettronica o di luce bluastra, inventare personaggi incasinati o furenti, piazzare qualche inseguimento contromano, evocare un senso di vaga critica al cosiddetto Sogno Americano. Invece ci prova l’inglese Bart Layton, prendendo spunto da un racconto di Don Wislow, con “Crime 101. La strada del crimine”, da oggi, 12 febbraio, nelle sale con Sony. Tuttavia chi ama il genere troverà forse pane per i suoi denti nel corso dei circa 140 minuti.
«Le persone cresciute nel caos hanno bisogno di ordine» sentiamo dire a un certo punto. Il ladro provetto Mike Davis è una di queste persone: vive a Los Angeles in una casa sontuosa ma impersonale, non custodisce foto di famiglia, compie colpi milionari senza mai far male a nessuno, fatica a guardare le persone negli occhi, pur essendo bello e aitante preferisce fare sesso con delle prostitute d’alto bordo. Ma quando incontra Maya, dopo un banale tamponamento d’auto, qualcosa sembra cambiare in lui: di fatto quella giovane donna carina e spiritosa lo mette in crisi rispetto alla vita misteriosa e “falsa” che conduce per non farsi beccare.
Naturalmente Davis è inseguito da un poliziotto, il tenente Lou Lubesnik, che ha messo a punto una sua teoria sul ladro, solo che nessuno gli crede, anche perché risolve pochi casi, è reduce da un divorzio, appare sovrappeso e stropicciato. All’opposto di Sharon Colvin, sempre a un passo dal diventare socia della compagnia assicurativa per la quale lavora, donna ancora bella e sexy, dal fiuto impagabile, ma single, già accantonata dai capi a causa dei suoi 53 anni.
Poi c’è un vecchio ricettatore, detto “Money”, che smercia quanto ruba Davis, ma qualcosa s’è rotto tra i due complici, sicché entra in scena il giovane e impulsivo centauro Orman, un rivale dai metodi sbrigativi, incaricato di spiare il super-ladro per anticipare il nuovo colpo, da 10 milioni di dollari, pensato in combutta con l’assicuratrice delusa.
Naturalmente i destini di tutti i personaggi hanno qualcosa a che fare con la luccicante highway 101 evocata dal titolo, e nel crescendo degli eventi avrete capito che le cose molto si complicheranno, tra sparatorie, ricatti, minacce, travestimenti all’aeroporto e mattiniere voci radiofoniche.
Tutto già visto al cinema, francamente, anche costruito meglio, senza spingere oltre il lecito l’espediente delle coincidenze utili a riunire i diversi destini nella fiammeggiante e avida Città degli Angeli.
Gli interpreti s’intonano ai rispettivi personaggi, ciascuno rivelando una fragilità che forse è la cosa migliore del film. Chris Hemsworth, che con Michael Mann aveva girato “Blackhat” una decina di anni fa, è il ladro non violento con infanzia di miseria; Halle Berry è l’assicuratrice in bilico, in lotta con l’età e oggetto di “mobbing”; Mark Ruffalo, ormai specializzato in ruoli del genere, il poliziotto spiegazzato, col gatto, che conosce la natura umana; Barry Keoghan è la scheggia impazzita, il motociclista che spara prima di pensare; Monica Barbaro, già Joan Baez in “Complete Unknown”, è forse il personaggio più azzeccato, la giovane donna che vorrebbe sbriciolare i silenzi di Davis e ascolta “Jersey Girl” di Springsteen; in parti minori, a mo’ di cammei, appaiono Nick Nolte e Jennifer Jason Leigh.
Non saprei che cos’altro scrivere, francamente, se non che il romanzo criminale, per una volta, finisce bene.

Michele Anselmi