Nelle sale di tutta Italia arriva oggi “Finalmente l’alba”, il nuovo film di Saverio Costanzo, presentato a Venezia 80. Un film che racconta una notte, partita tra le vie di Cinecittà – che si scopre la piccola Hollywood sul Tevere – e la spiaggia di Capocotta, quella del Caso Montesi. Un viaggio all’interno del lato oscuro degli anni ’50, fin troppo spesso idealizzati negli anni d’oro dell’Italia, attraverso un racconto di formazione intimo, toccante ed emozionante.
Saverio Costanzo ha l’obiettivo di raccontare, più che il nostro passato, il nostro presente con l’ambizione di indagare dall’interno la “fabbrica di sogni” che il cinema. Dopo la Hollywood di “Babylon” di Damien Chazelle, la Cinecittà di “Finalmente l’alba” ci mostra – attraverso gli occhi della protagonista – un mondo nuovo, complicato e mai sincero. La storia di una notte bizzarra, turbolenta, pericolosa, ma soprattutto appassionante, vissuta attraverso lo sguardo innocente dell’aspirante attrice Mimosa che perde la sua innocenza passeggiando nel dietro le quinte di una lussuriosa e opulenta Cinecittà. La protagonista è timida, ingenua, semplice, senza talenti particolare – se non quello di essere esattamente l’opposto di tutti coloro che sono nati e vivono all’interno del mondo dello spettacolo – e per un caso fortuito conquista il ruolo di comparsa in un film con protagonisti le star americane Josephine Esperanto e Sean Lockwood.
Grazie alla magia del cinema, l’impacciata Mimosa si trasforma prima in comparsa, poi in talentuosa attrice e addirittura in poetessa svedese, prima di riprendere i panni di sé stessa. Durante il film la ragazza – scena dopo scena – si spoglia delle sue fragilità, scoprendo il bello e il brutto tempo di un mondo che intriga tutti, accarezzando il sogno del successo e soprattutto dell’amore, ma anche il dolore atroce della falsità dell’uomo a cui si è concessa.
“Finalmente l’alba” è un ballo in cui i protagonisti sono in bilico tra la passione e l’arroganza, andando ad insinuarsi tra le fragilità dell’altro senza mai scoprire i propri punti deboli. Mimosa, la protagonista, è la scheggia impazzita e incontrollabile di questa storia: la sua anima pura, la verità che si porta dietro, viene spesso scambiata per espressività o debolezza, ma la verità è che – tra tutti – lei è la più forte.
Il regista in questo infinito vortice di follia segue con fermezza, lucidità e sincerità un racconto ben scritto e curato nei minimi dettagli, fatta eccezione per la leonessa. Saverio Costanzo si esprime su più piani di realtà, che si sovrappongono tra loro, creando un connubio perfetto tra verità e finzione. Dopotutto è proprio questo il mondo dello spettacolo: un ballo tra menzogne, non detti e certezze.

Flavia Arcangeli