Negli anni, il Festival internazionale del cinema di Berlino ha frequentemente ospitato i lungometraggi di Martin Scorsese, tra cui “Toro Scatenato”, “Cape Fear – Il promontorio della paura”, “Gangs of New York” e “Shutter Island”, insieme al film concerto dei Rolling Stones “Shine a Light”. Quest’anno, durante la rassegna inaugurata il 15 febbraio, Scorsese è stato onorato con l’Orso d’Oro alla Carriera. Inoltre, nella sezione Berlinale Classics, è stata proiettata, in versione restaurata 4k, una delle opere spesso sottovalutate della sua carriera: “Fuori orario”, del 1985.
La pellicola segue la storia di Paul Hackett, interpretato da Griffin Dunne, un programmatore di computer ordinario che si trova coinvolto in una notte caotica e surreale nel cuore di New York City. Tutto ha inizio in un cafè, dove Paul è intento a leggere il romanzo “Tropico del cancro” di Henry Miller, che diventa il pretesto per una ragazza di iniziare la conversazione con lui. Dopo aver conosciuto Marcy (Rosanna Arquette), la vita di Paul prende una serie di svolte imprevedibili e bizzarre, mentre cerca disperatamente di tornare a casa. Il protagonista si ritrova immerso in un labirinto di situazioni ambigue e personaggi eccentrici, tutti accumunati da una sorta di malinconia latente, in una New York notturna che diventa un personaggio a sé stante: un ambiente claustrofobico e angosciante, in cui gli spazi chiusi rappresentano l’unica salvezza. L’orologio e il ticchettio della sveglia perseguitano Paul durante tutta la nottata, difatti, il titolo originale rimanda al “dopolavoro” che, nel lungometraggio si trasforma in un viaggio grottesco e surreale, ma al limite della plausibilità. Paul si oppone in qualche misura al “Flâneur” (reso celebre dalle poesie di Baudelaire), il suo vagabondare è imposto dalla fatalità dagli eventi, che sembrano collegati da un sottile filo rosso, e dall’inebriante caotico groviglio metropolitano. Un lungometraggio (vincitore al 39° Festival di Cannes del premio per la regia) che si discosta dai classici temi della filmografia di Scorsese, un tragicomico viaggio divenuto un cult e fonte d’ispirazione per numerosi cineasti successivi.
Giuseppe Annecchino