È una splendida sorpresa il documentario dedicato a Cesare Pavese e presentato alla 42ma edizione del Torino Film Festival. Diretto da Giovanna Gagliardo è ambientato, naturalmente, nei luoghi cari all’autore: nella Torino dei caffè e nelle Langhe della “Collina dei mari del Sud”. La città della Fiat diventa ancora più elegante grazie al candore dell’architettura umbertina conservando nel tempo i suoi tratti più caratteristici: i caffè, i portici, le librerie e, anche, la presenza dei nuovi vagabondi.

È un film diretto e prodotto da donne (la regista, la produttrice esecutiva e la direttrice della fotografia sono donne) e incentrato su Cesare Pavese, uno dei più importanti letterati italiani del Novecento. La sua vita è raccontata in modo erudito, ma piacevole, intervallata da racconti, come il mestiere di traduttore, scrittore, editore e l’ultimo mestiere nel cinema che vanno a ripercorrere la sua carriera artistica.

I ricordi del letterato sono affidati a sociologi, filosofi, critici e letterati come Franco Ferrarotti (che racconta nel film l’aneddoto di una traduzione molto ardua) o Fernanda Pivano che ne fu l’allieva prediletta. E poi Tullio Pinelli, Raf Vallone, Norberto Bobbio, Natalia Ginzburg, Steve della Casa. L’autore di “La luna e i falò”, che a scuola aveva dieci in italiano, usava il suo esistenzialismo per comprendere se stesso e le donne come emerge nei molti carteggi tra amici e in “Tra donne sole”. All’Einaudi fu l’editore con le mani sporche di carta che si riuniva con i “Senatori” Balbo e Bobbio nelle molte riunioni di redazione.

Prestigioso fu anche il contributo che diede al cinema, in particolare per il film “Riso Amaro” e “Le amiche” di Michelangelo Antonioni. Lui stesso nelle molte conversazioni con Tullio Pinelli si definì un difensore del cinema, che doveva “sganciarsi dal linguaggio teatrale e letterario” intuendo, in largo anticipo, la capacità del cinema di costituirsi come arte.

Da segnalare, il “pedinamento” della regista nel salire le scale del palazzo Einaudi, dando allo spettatore l’illusione di compiere i grandi scaloni della casa editrice e di immergersi così nel mondo della letteratura.

Un film ben fatto non solo per scuole. Al cinema grazie a Luce Cinecittà.

Alessandra Alfonsi