Non solo Andrea di York. Tra i reali che hanno avuto problemi con la giustizia c’è anche Vittorio Emanuele di Savoia, colui che oggi sarebbe re se l’Italia fosse ancora una monarchia. E l’accusa che gli viene rivolta è particolarmente pesante: omicidio involontario. Una storia che non tutti ricorderanno, raccontata da Beatrice Borromeo Casiraghi nella docu-serie “Il principe”, disponibile su Netflix dal 4 luglio. Siamo nell’estate del 1978. Vittorio Emanuele è in vacanza nella tranquilla isola di Cavallo, in Corsica, assieme alla sua famiglia. Un giorno, a disturbare la sua quiete, arriva in barca una comitiva di ragazzi sui vent’anni, alla ricerca di un posto in cui fare un po’ di baldoria. Qualcuno di loro prende in prestito senza permesso il suo gommone, e lui va su tutte le furie. Durante la notte, Vittorio Emanuele si avvicina alle barche dei giovani, che stanno quasi tutti dormendo, e spara dei colpi di fucile. Uno di questi ferisce gravemente uno dei ragazzi, Dirk Hamer, un tedesco di 19 anni, che passerà 5 mesi di calvario ospedaliero prima di morire. Sua sorella Birgit Hamer, con lui quella notte, gli promette giustizia. Ma far pagare penalmente un uomo così potente si rivelerà tutt’altro che facile, e le dinamiche del delitto, a prima vista così chiare, verranno ripetutamente messe in dubbio. Il documentario ricostruisce attraverso numerose interviste gli avvenimenti di quella notte, e tutto ciò che è successo in seguito. Davanti alla telecamera ci sono Vittorio Emanuele stesso, suo figlio Emanuele Filiberto, Birgit Hamer, diversi giornalisti, i compagni di barca di Dirk, ormai adulti. E come prevedibile, emergono due verità opposte. Da un lato quella di Birgit, che racconta la sua battaglia per portare il principe a processo, nonostante le minacce ricevute e la scarsità di avvocati disposti a difenderla. Dall’altro lato, quella poco coerente di Vittorio Emanuele, che prima si dichiara colpevole e poi ritratta, e che mette la sua sofferenza davanti a quella della famiglia della vittima. Le loro parole sono accompagnate da poche ricostruzioni e da tanti filmati d’archivio, alcuni dei quali inediti: Dirk nel suo letto d’ospedale, il processo che porta all’assoluzione del principe, gli appelli della famiglia Hamer, vecchie interviste televisive. La ricostruzione delle vicende è essenziale, non dilata troppo il racconto e non si perde in un pathos eccessivo. Questo ha il risvolto negativo di trascurare qualche informazione, ad esempio su chi sia un determinato testimone, oppure sul perché sia stata data poca importanza ad alcune prove. La Borromeo ascolta e riporta le versioni di entrambe le parti in causa, ma emerge la sua presa di posizione a favore degli Hamer, contro una decaduta famiglia reale che sembra vivere in una bolla di vetro, in un mondo che ha regole proprie. Vittorio Emanuele e suo figlio negano davanti all’evidenza delle prove, sembrano convinti di valere di più della gente comune e di essere al di sopra della legge. Sono riusciti a risultare innocenti in questa triste storia, e a farla cadere nell’oblio. Fortunatamente questo buon documentario impedisce che venga dimenticata ancora.
Martina Genovese