“La società della neve”, presentato alla 80ª edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 2023, è ora in corsa per gli Oscar del 2024. Il cineasta spagnolo J.A. Bayona ha segnato un importante traguardo nella sua carriera con questa drammatica storia di sopravvivenza, sulle gelide nevi delle Ande. Nell’ottobre del 1972, La squadra di rugby dell’Old Christians Club si imbarcò sul volo 571 dell’aeronautica militare uruguaiana, da Montevideo a Santiago del Cile. In seguito ad una turbolenza, l’aereo si schiantò nel cuore delle montagne, lasciando in vita solo 29 dei 45 passeggeri presenti sul volo. I superstiti restarono intrappolati in uno dei luoghi più ostili del pianeta per più di settanta giorni, dove dovettero prendere decisioni estreme per restare in vita. Dietro a questo avvenimento non vi è soltanto un’idea di sopravvivenza fisica, ma anche psicologica.
“Questo è un posto dove vivere è impossibile, gli estranei qui siamo noi”, la proiezione comincia con parole forti, volte a farci intendere come la protagonista di questa pellicola sia la natura. Attraverso riprese panoramiche, lo spettatore si immerge in un mondo dove questa regna sovrana, mostrandosi in tutta la sua bellezza e crudeltà. Le ricorrenti riprese dall’alto trasformano i sopravvissuti in piccole formiche, sottolineando l’impotenza dell’uomo di fronte alle incombenze della natura.
“La società della neve” non è un titolo casuale, ma fortemente rappresentativo dello spirito di collaborazione dei personaggi, che si dividono le mansioni come se fossero all’interno di una comunità. Gli studenti di medicina curano le ferite dei compagni, mentre quelli più vigorosi vanno in cerca di risorse e soccorso. Coloro che invece sono più forti di stomaco, si occupano di tagliare gli arti dei cadaveri, garantendo nutrimento ai compagni e preservando la loro salute mentale. Il cannibalismo non viene mostrato in maniera sensazionalistica, bensì come un atto spirituale, dove il proprio corpo viene donato per amore del prossimo. Lo spettro delle emozioni non funge da sfondo come spesso accade nei film di sopravvivenza, dove l’azione è protagonista. Qui, umanità ed empatia hanno un ruolo centrale.
La narrazione è altalenante, momenti di apparente stasi si alternano ad altri in cui la situazione sembra precipitare vertiginosamente. Questa condizione viene rappresentata simbolicamente per mezzo delle luci: quelle fredde preannunciano attimi di terrore, mentre quelle calde sono portatrici di serenità e speranza. Inquadrature ravvicinate, quasi soffocanti sui volti dei personaggi, vengono seguite da panoramiche sul desolato ambiente circostante, trasportando lo spettatore in una dura realtà dalla quale non sembra esserci via d’uscita. Bayona è sapientemente riuscito ad attenersi al racconto originale, creando un’esperienza angosciosa, ma coinvolgente per lo spettatore, dove la solidarietà, la collaborazione e lo spirito di sopravvivenza costituiscono le fondamenta di una commovente narrazione.
Francesca Ganzinelli