La Mostra di Michele Anselmi| 1

Loro. Un po’ nel senso del famoso dittico di Paolo Sorrentino sul mondo berlusconiano, i cui diritti televisivi sono stato acquisiti da Mediaset per non mandarlo in onda (accade pure questo in Italia). Solo che loro, adesso, sono altri: e cioè quelli di Fratelli d’Italia e della Lega. Domani, 28 agosto, parte la 81ª edizione della Mostra del cinema di Venezia e il centrodestra ha deciso di farsi vedere in forze qui al Lido per festeggiare il nuovo presidente della Biennale, il catanese Pietrangelo Buttafuoco, noto anche come Giafar al-Siqilli (è il nome musulmano da convertito). In Sala Grande, per la diretta televisiva condotta da Sveva Alviti, per il Leone d’oro alla carriera a Sigourney Weaver e per l’anteprima mondiale di “Beetlejuice Beetlejuice” di Tim Burton, ci sarà dunque un compatto squadrone governativo. Eccolo: il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano; il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti nonché vicepremier Matteo Salvini; la sottosegretaria al Mic Lucia Borgonzoni; il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto; il presidente della Commissione cultura della Camera Federico Mollicone; il presidente della Commissione cultura del Senato Roberto Marti; il presidente della Regione Veneto Luca Zaia; il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro. Unico non politico in senso stretto: il presidente della Corte costituzionale Augusto Barbera. La serata sarà trasmessa su Rai Movie a partire dalle 18.45, anche in streaming su Rai Play, lo dico per chi fosse incuriosito.
Debbo confessare, però, che per la prima volta ho provato un pizzico di simpatia per il ministro Sangiuliano, l’uomo delle gaffe spettacolari. Stamattina, attorno alle 9.30, era al binario 11 della stazione Termini, come molti di noi, in attesa di prendere il Freccia Rossa alla volta di Venezia. Senza dare nell’occhio, con una collaboratrice al fianco, senza scorta evidente, quasi fosse un festivaliero normale.
Sembrano lontani gli anni in cui il ministro berlusconiano Sandro Bondi si lagnava a fine Mostra del palmarès, promettendo per il futuro “di mettere becco e bocca” sulla composizione delle giurie e perfino sui premi. Sangiuliano ha assunto un profilo più morbido nei modi, dopo un esordio da nuovo sceriffo in città, ma temo che la sostanza resti la stessa, specie alla voce “nomine”.
D’altro canto a Buttafuoco piace molto mettersi in mostra, anche se probabilmente avrebbe preferito debuttare, in veste di presidente, con il film dello scorso anno, quel “Comandante” dedicato a un indiscusso eroe della Regia Marina Militare, alleata dei tedeschi.
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Il direttore Alberto Barbera, rinnovato per altri due anni, cioè fino al 2026 incluso, ha saputo muoversi con sagacia nel corso dei suoi tanti mandati. Non appare targato politicamente; Hollywood lo tratta coi guanti bianchi, pure Netflix ha sempre un occhio di riguardo; soprattutto è abile nel gestire le richieste del cinema italiano. Come? Invitando un notevole quantità di titoli tricolori in concorso: l’anno scorso sei, quest’anno cinque (per non parlare delle altre sezioni). Naturalmente il bravo direttore biellese ha facile gioco nel sostenere che ciascun film del quintetto in gara esprime una certa idea di cinema italiano, a restituire la molteplicità di stili e suggestioni. Quest’anno c’è pure una commedia, “Diva Futura”, apologia di Riccardo Schicchi.
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L’anno scorso “Io, Capitano” conquistò un premio qui al Lido, andò bene al botteghino e infine partecipò pure al banchetto degli Oscar. Vedremo come andrà stavolta. Di sicuro non si può chiedere alla Mostra di Venezia di essere, ipso facto, una sorta di volano commerciale, insomma di tirare la volata al cinema italiano, il quale purtroppo, nonostante una certa retorica patriottica cara alla sottosegretaria Borgonzoni, non se la passa bene sul fronte degli incassi.
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Campari promette di animare anche questa anno il Lido “con la Passione e la Creatività che lo contraddistinguono”; due “le location” che faranno “da cornici agli appuntamenti dell’iconico brand simbolo dell’aperitivo italiano per eccellenza”. Leggo ancora: “In qualità di Main Sponsor della Mostra, Campari conferma il suo impegno per il Cinema, attraverso la propria Red Passion, quell’elemento in grado di muovere l’istinto creativo nascosto in ognuno di noi, accompagnando ospiti e spettatori in un vero e proprio viaggio nella Passione e nella Creatività del grande Cinema”. Ma perché usano tutte ‘ste maiuscole? E soprattutto: che cosa vuol dire?
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Sono certo che Isabelle Huppert sarà un’equilibrata presidente di giuria, poco incline a giudicare i film in base al sesso degli autori (dei cinque titoli italiani in gara due sono diretti da donne: vedremo se meritano). Semmai ci si chiede fino a che punto il giurato tricolore Giuseppe Tornatore s’impegnerà a difendere i colori nazionali, a occhio potrebbe piacergli “Iddu – L’ultimo padrino” dei suoi conterranei siciliani Grassadonia & Piazza.
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Lo so, non si dovrebbe dire: ma il film che forse attendo con più fervore è il secondo capitolo di “Horizon: An American Saga” di e con Kevin Costner. Me ne hanno dette di tutti i colori per aver difeso strenuamente il primo capitolo dell’ambizioso kolossal western, un insuccesso commerciale dappertutto nel mondo. Ma poi il film ha ripreso fiato nello sfruttamento video e a quel punto il regista americano ha deciso di offrire in anteprima mondiale alla Mostra il secondo capitolo, originariamente pensato per uscire nelle sale attorno al 15 agosto. Prima parte a Cannes, seconda parte a Venezia: non era mai successo prima, mi pare.

Michele Anselmi