L’angolo di Michele Anselmi

Sperando di fare una cosa utile in quest’estate rovente, continuo a segnalare gli episodi migliori della seconda stagione di “Poker Face”, la serie pensata da Rian Johnson con la sorprendente Natasha Lyonne protagonista nei panni di Charlie Cale, la fulva in fuga per tutti gli Stati Uniti capace di intuire subito se chi gli sta davanti dice bugie, anzi «stronzate», ovvero «bullshits». La danno su Sky e consiglio caldamente di vedere entrambe le stagioni, perché le storie sfoderano quasi sempre spiritose trovate, in una chiave poliziesca un po’ alla “Tenente Colombo” (nello schema temporale).
Anche il nono episodio, intitolato “Un nuovo contratto di morte”, merita attenzione, al pari del settimo, “Il losco georgiano”, da me già segnalato qui. A partire dai titoli di testa, che stavolta usano alcune melodie jazz e il celebre carattere tipografico caro a Woody Allen, il Windsor Light Condensed, essendo la vicenda ambientata a New York in un ambiente che non dispiacerebbe al regista di “Crimini e misfatti”.
Il tutto dura poco più di quaranta minuti, ma è come se fosse un piccolo film: stavolta scritto da Tea Ho e Wyatt Cain, per la regia di Adamma Ebo. Fitta di strizzatine d’occhio gustose e di riferimenti al cinema, da “Michael Clayton” ad “Anatomia di una caduta”, la puntata parte come sempre con un assassinio (solo dopo Charlie ricostruirà l’accaduto e scoprirà il colpevole).
Siamo in una zona intellettuale di New York, dove l’anziana Anne Saint Marie, di origine asiatica, per non perdere il contratto d’affitto agevolato decide di “adottare” la nipote Madeleine “Maddy” in modo da renderla figlia, quindi destinataria di quella vantaggiosa situazione. Solo che tra nonna e nipote s’intromette la scaltra Kate Forster, tutta efelidi e buone maniere. Seduce l’anziana, che ha vissuto con qualche tormento la natura lesbica, e s’installa nell’appartamento con splendida vista, pronta a liberarsi di “Maddy” per non avere rivali e godersi New York.
Di più non posso dire, sarebbe un peccato, anche tutto accade nel primo quarto d’oro: il divertente sta altrove, nel vedere come Charlie, approdata nella Grande Mela nel suo eterno peregrinare in auto, riuscirà a smascherare l’assassina con molti scheletri nell’armadio.
Il tono è volutamente “alleniano”, anche se la star Natasha Lyonne, con la sua voce roca, le sue minigonne e la sua criniera vermiglia, sfugge a molti cliché, riuscendo a muoversi con abilità nella situazione, scansando naturalmente con freddezza una situazione assai pericolosa…
Il cast è quasi tutto al femminile: Awkwafina fa “Maddy”, Alia Shawkat è Kate Forster, Lauren Tom è Anne Saint Marie, più Patti Harrison nel ruolo dell’onestissima Alex che non dice mai bugie. Datemi retta: se siete incuriositi, non mettete la versione doppiata, la vera voce di Lyonne fa subito la differenza.

Michele Anselmi